Il primo volo

13 Nov

Questa è la storia di un piccolo pulcino. Un pulcino un po’ strano, diverso dagli altri. Non era particolarmente bello, muscoloso o alto. Ma era un pulcino che sognava. Guardava il mondo con occhi strani, diversi. Protetto nel proprio nido, guardava oltre le finestre che lo circondavano, speranzoso di cogliere ciò che accadeva in quel mondo strano.

Dovete sapere che il suo nido era posto su un albero alto alto nei pressi del mare. Il pulcino amava quella vasta distesa. Fantasticava su quali strani tesori nascondesse e immaginava le terre che si estendevano al di là. Sperava un giorno di poterle vedere con i propri occhi, volare sopra paesaggi inesplorati e persone sconosciute.

Ma il pulcino era così spaventato che non voleva mai uscire dal nido. Preferiva fantasticare. Non parlava quasi mai con nessuno, non si esprimeva, soffriva silenzioso e basta. I suoi genitori e i suoi amici cercavano costantemente di convincerlo a buttarsi.

“Prima o poi dovrai imparare a volare da solo” dicevano “e allora troverai la tua strada!”.
“Ma io, io ho paura di farmi male! Non so cosa troverò. E… e se… e se resterò da solo?” rispondeva terrorizzato.

Così tutti ci rinunciavano. E aspettavano con pazienza che il pulcino si convincesse da solo.

Il suo corpo cambiava, cresceva. Iniziava a mettere le piume e le penne. Iniziava a sentirsi sempre più stretto in quell’ambiente. E la sua voglia di scoperta aumentava. E la sua testa pensava e pensava. Non si fermava proprio mai!

“E se sbaglio? E se mi faccio male? E se… ?”. E le giornate intanto passavano. E i suoi simili spiccavano il volo.

Poi un giorno uggioso, rimasto da solo nel nido, ricevette la visita di un gabbiano che cercava riparo dalla pioggia imminente. Il pulcino lo guardò terrorizzato ed eccitato, ma non aveva il coraggio di aprire becco. Il gabbiano allora alzò l’ala destra per salutarlo e gli sorrise. Il pulcino ricambiò e si appollaiò di fronte allo straniero e iniziò a chiacchierare come mai aveva fatto. E il gabbiano lo ascoltò in silenzio interessato e sorridendo di tanto in tanto.

“Sai che c’è un’unica soluzione?” interruppe il gabbiano.
Il pulcino annuì. “Lo so…” disse sospirando e volgendo il becco verso il basso.
“E allora fallo” proseguì il gabbiano con grande serenità. “Io sarò vicino a te”.

Il pulcino ci pensò e poi si decise. Si avvicinò al bordo del nido e deglutì terrorizzato guardando sotto. Poi fece un passo indietro verso il centro della casa.

“Coraggio” intimò con affetto il gabbiano.

Il pulcino tentennò. Ancora qualche secondo.

Poi concentrò tutte le sue forze e si buttò. Precipitò giù giù giù. Sembrava interminabile la caduta. Non abbastanza però da impedirgli di pensare che stava per lasciare le penne! Perché si era lasciato convincere in quell’impresa folle? E cadeva, e ancora e ancora. Tentava in ogni modo di sbattere le ali per non colpire il terreno, ma era tutto inutile. E continuava a scendere. Tutte le sue paure si stavano trasformando in realtà. E proseguiva la sua folle discesa.

Poi però successe qualcosa. Il pulcino riuscì a stabilizzarsi in volo e con estrema fatica fermò la sua corsa e si posò sul terreno. Felice. Respirò. Guardò in alto e si accorse dell’ostacolo che aveva appena superato. Il gabbiano era lì che lo guardava, sorridente. Perché in fondo sapeva che sarebbe stato in grado.

“Ora vai”.

Il pulcino allora si voltò e capì quanto spaventoso sembrasse il mondo da quell’altezza. Ma in cuor suo sapeva che non era il momento di farsi prendere dal panico. La paura lo aveva già imprigionato per tanto tempo. Così diresse lo sguardo verso quella distesa azzurra, incurante della pioggia. Aprì le ali e con tutta la forza che trovò levò il volo. Pronto a esplorare terre sconosciute, a vedere volti nuovi.

Perché il meglio doveva ancora arrivare.

©aMe
Andrea Magliano

Segue con… The frozen world.

 

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10 Risposte to “Il primo volo”

  1. Vale 14 novembre 2012 a 22:33 #

    L’unica chiave per aprire le porte e iniziare questa terribile, spaventosa, bella, dolorosa, intrigante, emozionante, stancante, avvincente, adrenalinica, furibonda…. avventura che si chiama vita..beh… sei proprio tu….

    • andmglge 15 novembre 2012 a 00:51 #

      Estremamente vero e non è mai troppo tardi per imparare… 🙂

  2. Davide 15 novembre 2012 a 23:08 #

    L’ignoto è così affascinante…ma lo è ancor di più la scoperta. Non importa quel che succederà, di sicuro non si avranno rimorsi, e il pulcino non ha rimpianto di essersi buttato a capofitto nel mondo.

    • andmglge 16 novembre 2012 a 00:23 #

      Hai proprio ragione e diciamo che l’importante è riuscire a sconfiggere le catene della paura e dare tempo al tempo. E speriamo che quel pulcino possa crescere. Ringrazio ancora una volta per il bellissimo commento, tutti i commenti che lasciate mi aiutano a completare le storie e a renderle più straordinarie!

  3. Ambra 30 novembre 2012 a 19:24 #

    Molto bello e molto vero! Bisogna buttarsi, prima o poi…e accettare di volare o di farsi male, e riprovare ancora e ancora! 🙂

    • Andrea Magliano 30 novembre 2012 a 23:45 #

      hai assolutamente ragione, prima o poi bisogna buttarsi a capofitto e fregarsene delle conseguenze! Grazie mille per il commento! 🙂

  4. francissius 7 agosto 2013 a 14:47 #

    è tanto dolce… l’ho vista come una metafora nel lanciarsi verso il mondo adulto e sconosciuto. Una crescita mentale! :3

    • Andrea Magliano 20 agosto 2013 a 21:54 #

      Grazie per i complimenti, una crescita mentale ancor prima che fisica, ogni lancio è in qualche modo un passo per diventare più forti e adulti, anche se ogni tanto cadremo… però deve andare così!

  5. ludmillarte 16 maggio 2014 a 17:12 #

    che delicata dirompente dolcezza 🙂

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