Madonna, American Life – Part IV – Easy ride

13 Dic

Molti album di Madonna terminano con una canzone intima e spesso fortemente drammatica. Sono canzoni con un bel significato a livello testuale, musicalmente non allegrissime, ma che lei tende spesso a nascondere. Le esibisce raramente ai concerti o in generale nei live. Succede così con quasi tutti gli album con qualche sporadica eccezione. Ribadisco che secondo me sono tra le canzoni più belle perché lì traspare la vera anima dell’artista. In tutta la sua immane forza. In tutta la sua complessa fragilità.

American Life si conclude con una canzone che rievoca un film ben più famoso, Easy Rider. Qui, però, si intende proprio la corsa, ride, e  non il corridore, rider. Il significato dell’espressione indica una filosofia di vita, coloro che vogliono sentirsi privi di qualsiasi freno o limitazione, liberi dalle regole. Condurre un’esistenza semplice. L’easy ride è dunque assimilabile ad un percorso totalmente in discesa, privo di qualsiasi ostacolo o fatica.

Trovo molto bello questo titolo. Più che per il significato letterale, quanto per il simbolo a cui si eleva citando il film di cui sopra. Madonna ha espresso il suo rapporto ambivalente con l’America e con la vita. La propria. Ha effettuato all’interno di questo album un viaggio di scoperta di sé, di riflessione. Pur sempre un viaggio. E un percorso che l’ha condotta a toccare le città americane, da Hollywood a New York. Come nel film due motociclisti affrontano un lungo cammino tra gli Stati del Sud e le loro contraddizioni.

Quando penso alla storia che questa canzone mi trasmette, immagino sempre un lungo e intenso viaggio a bordo di una cabriolet. Sogno paesaggi secchi, fatti di dirupi e strapiombi sul mare. Onde che si increspano lungo questi muri. Una lunga strada di sole curve che costeggia questi ambienti. Il sole che risplende e riscalda l’atmosfera e qua e là qualche persona o macchina ferma. Sono contrasti, sono le mie contraddizioni. E la musica aiuta. Mi ispira una sorta di titolo di coda. Cinematograficamente la conclusione ultima di un’opera. Easy ride è la fine del viaggio, perché è il completamento di un percorso. Ma non è una fine nera. È bianca.

I want the good life / But I don’t want an easy ride / What I want is to work for it / Feel the blood and sweat on my fingertips / That’s what I want for me

La cosa che più mi auguro un domani, come potreste aver già intuito, è di trovare un posto da chiamare casa. Dove la casa non è per forza intesa fisicamente, ma più come uno stato mentale. Vorrei un luogo dove tutto è perfetto e nulla è sbagliato. Dove posso essere me stesso e soprattutto in pace con me stesso. Sono amato e posso amare. Sono semplicemente felice. Quella è la bella vita che mi auguro di ottenere e che, nonostante tutto, mi continua a spaventare. Sono una persona fortemente sensibile. Ma come tutte le persone di questo mondo la vorrei senza costi. Tuttavia, una cosa la si può avere, ma è di vitale bellezza e importanza guadagnarsela. So che il sacrificio tempra il carattere, so che aumenta il sapore e il valore di ciò che si ottiene. E dal dolore si raggiunge la vita e la felicità. Questo è ciò che voglio. Vorrei fare le mie scelte, giuste e sbagliate che siano, ma senza curarmi dell’etica morale. Solo per ottenere questa dimensione.

I want to know everything / Maybe someday I will / What I want is to find my place / Breathe the air and feel the sun on my children’s face / That’s what I want

Una delle cose che mi fa spesso soffrire è l’impossibilità di capire esattamente come funziona il mondo. Non vi sto parlando necessariamente di domande esistenziali. Sì, perché nonostante la mia tenera età – a 23 anni mi sento un piccolo bimbo indifeso – mi chiedo che cosa siano la vita e la morte, perché nasciamo e via dicendo. Ciò che però mi spaventa è il non riuscire a capire a volte le altre persone. Perché oggi i rapporti umani sono così complessi? Sembra che tutti siano egoisti e che i veri valori si perdano giorno dopo giorno. Amo gli animali – eccetto l’uomo – perché la Natura ha saputo creare in loro un equilibrio e una forte logica. L’uomo sembra quasi essere un errore in questo puzzle in cui tutto si incastra alla perfezione. Vorrei stare da solo, ma siamo esseri sociali e abbiamo bisogno di qualcos’altro oltre a noi stessi. Vorrei sapere tutto quanto. Ed egoisticamente vorrei capire qual è il mio scopo. Io ho un sogno, o meglio ne ho tanti. Chissà che un domani non li riesca ad avverare. E magari, quando li avvererò, capirò che quella è la mia dimensione. Questa è un’altra cosa che mi spaventa. E se non la trovassi mai?

I want to let go of all disappointment that’s waiting for me / What I want is to live forever / Not defined by time and space / It’s a lonely place / That’s what I want

La mia sensibilità è la mia fortuna e anche la mia rovina. Sono sempre in balia di stimoli esterni. Ho la capacità – non sempre – di capire chi ho di fronte, di vedere i loro gesti, analizzare i loro movimenti e ciò che si cela sotto. Ho così imparato che spesso le persone sono concretamente l’opposto di ciò che vogliono dare a vedere. E non avete idea di quante ne ho viste cadere o ergersi nei modi più impensabili. Ma questa mia profonda sensibilità e questi miei occhi mi feriscono. A volte mi sento perennemente insoddisfatto. Oscillo da un momento di totale felicità a uno di totale abbandono. Vorrei vivere per sempre, ma non costretto da limiti. La celebrità è un po’ questo: potersi esprimere e avere degli apprezzamenti da parte di sconosciuti;  sapere di esserci stati e di aver lasciato un segno e che c’è qualcuno che ti vuole bene o ti ama, nei tuoi pregi e nei tuoi difetti, senza conoscerti. Soprattutto parlare, liberarsi, sfogarsi. So che alcune persone mi vogliono bene, ho una famiglia e degli amici, ho rimorchiato volente o nolente donne e uomini. Non ho avuto mali di nessun tipo. Sono stato molto fortunato. Eppure c’è qualcosa che mi manca. Forse ho bisogno di sentirmi apprezzato in altra maniera o forse semplicemente di svuotarmi. Voglio liberarmi da ogni limite possibile. Mi sento imprigionato. Vorrei essere un’entità sfuggente. Io mi sento ermetico e profondamente poco originale nella mia originalità. Vorrei essere libero da catene, gioie e dolori. Vorrei sentire quel raggio di sole colpirmi il volto. Lasciare che la brezza massaggi i miei capelli. Il fuoco riscaldarmi. L’essenziale e il naturale.

I go round and round just like a circle / I can see a clearer picture / When I touch the ground I come full circle / To my place and I am home /I am home

E allora inizio il mio viaggio. Proseguo in questa ricerca che però conduce sempre allo stesso punto. Tutto parte da me. Il cerchio, simbolo della vita, è infinito nella sua circonferenza. Non esiste un punto di inizio e un punto di arrivo. Dunque la partenza altro non è che me stesso. E da lì costruisco tutto quanto. Posso decidere di andare il più lontano possibile, ma non troverò una soluzione finché non risolverò me stesso. Ed è così che, quando mi fermo e smetto di volare per riprendere fiato e resto solo, riesco a risolvere questo mistero indecifrabile. Completo il cerchio. Il viaggio è in senso letterale di crescita, ma in maniera ancora più figurata il trovare il mio posto. Quando terminerà, troverò quel luogo da chiamare casa. E sarò soltanto io quella casa. E coloro che ospiterò.

Fine.

@aMe
Andrea Magliano

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2 Risposte to “Madonna, American Life – Part IV – Easy ride”

  1. architetto Alessio Carrabino 14 dicembre 2012 a 13:17 #

    A proposito di ultima traccia del disco trovo molto bella “Mer Girl” dell’album Ray of light. Cantata anche dal vivo nel Drowned World Tour e con video altrettanto d’impatto.

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