Infanticidio

16 Dic

Giusto in questi giorni, camminando in strada, perso tra mille pensieri, guardavo alcuni bambini correre contenti e pensavo tra me e me quanto era bello avere quell’età.

Sei anni. Totalmente spensierati. L’unico obiettivo della giornata è divertirsi. Giocare. Stare con i propri compagni di scuola o gli amichetti. Non ci sono turbe mentali. Nessuno stimolo sessuale o domanda su ciò che piace o non piace. Piace tutto. Non ci sono preoccupazioni. O meglio non ci sono le preoccupazioni a cui un adulto si deve abituare. Non ci si preoccupa di ottenere la risposta alla vita, all’universo e a tutto quanto. Che, tra parentesi, è 42.

Non avete idea di quanto li ho invidiati in quel momento. In particolare, parlando egoisticamente, visti gli ultimi mesi trascorsi e la mia continua e agognata ricerca di spensieratezza che fatico a trovare per più di due giorni. Persino Natale, che adoro, e Capodanno, che odio, quest’anno si stanno rivelando per mille vari e opposti motivi una sorta di incubo o causa di spavento.

Essere bambini è forse una delle cose più belle della vita. Sono simboli di purezza perché non si preoccupano di cosa dicono o fanno. Sanno essere sinceri, talvolta fin brutalmente. Sono lo specchio dei loro genitori, spesso involontariamente e inconsapevolmente. Sono ricettivi. Riversiamo in loro le speranze per il nostro futuro. Sono beati nel loro candore. Il mondo è misterioso e magico. Guardano tutto con estremo fascino. Non vogliono fregarti in malafede e non hanno doppi fini e interessi strani. Almeno di solito.

Poi capita che torni a casa dopo queste mille riflessioni. Vuoi scrivere quanto è bello essere bambini, ma accendi la televisione. Ti sintonizzi sui notiziari e scopri la strage giornaliera accaduta in qualche angolo del mondo. Speri che quella strage non coinvolga qualcuno che conosci e che sia il più distante possibile da te.

Leggi allora Strage in America e per un momento tiri un sospiro di sollievo. Egoisticamente, per quanto tu possa essere dispiaciuto, non colpisce la tua persona. O chi ti è vicino. Però, resti amareggiato. E prosegui a leggere il sottotitolo. Strage in una scuola del Connecticut. Morti 20 bambini. E inizi ad avere una reazione viscerale. Il tuo cuore si ferma e gli organi interni incominciano a stringersi.

E lì capisci che il mondo è insensato e trattieni la rabbia a fatica. Ma procedi nella lettura. Devi capire che cosa è successo. Perché non può capitare che nel 2012 dei bambini con meno di dieci anni siano uccisi senza motivo. Non è possibile che quasi un’intera classe, venti piccole anime, siano interrotte da un momento all’altro. Senza una valida ragione.

Il killer, un ragazzo di circa 20 anni, Adam. Dicono che fosse autistico e avesse problemi psicologici. L’ennesimo assassino che impugnando le armi, fucili e pistole, si è recato in una scuola, la Sandy Hook di Newtown, e ha aperto il fuoco. La scuola che dovrebbe essere al riparo da questi orrori. Che dovrebbe insegnare alle future generazioni a capire il mondo. Oltre ai bambini, sono stati assassinati altri sei funzionari scolastici. Dicono che abbiano sacrificato la propria vita per fermare il killer. Anche la madre è stata uccisa. E infine l’omicida si è tolto la vita.

Sembra la routine in America. Dopo le stragi della Columbine High School. Della Virginia Tech. Dopo il massacro di Denver. Ogni volta si è trovato un capro espiatorio. Mi ricordo che per la Columbine fu accusata la musica come fonte d’ispirazione. Per la strage di Aurora la colpa è invece ricaduta sui film di Batman e sul cinema in generale che invoglierebbe alla violenza.

Mai una volta ho sentito l’America accusare se stessa e l’estrema facilità con cui è possibile ottenere un’arma. Vi parlo da amante dell’America, ma a volte bisogna denunciare anche le loro contraddizioni. Non è possibile girare tranquilli se si è armati o richiedere in qualsiasi momento una pistola. Le stragi sono giustificabili nella testa del killer. Perché qualcosa deve pur sempre scattare nella mente di coloro che commettono tali omicidi. Ma indaghiamo anche come mai questa gente, apparente comune, gira con un quantitativo spaventoso di armi. Domandiamoci da dove arrivano e come le hanno ottenute.

Mi piange il cuore vedere le famiglie straziate dal dolore. Violentate per la perdita del figlio amato, troppo innocente e vittima di un mondo malato. Violentate dalla morbosità con cui noi, non colpiti sulla nostra pelle dal dolore, attendiamo le notizie dai network che cercano come sciacalli il primo piano sui loro volti sconvolti e scavati.

In questi momenti mi convinco che l’uomo è solamente un cancro sulla terra. Non esiste logica nei nostri comportamenti.

In questi momenti mi accorgo di quanto è difficile credere in un Dio. Perché se esistesse, non permetterebbe simili episodi. È stato straziante qualche mese fa vedere l’incidente autostradale che coinvolse dei giovanissimi del Belgio. Non può succedere di nuovo. Non può avvenire sotto Natale. Si dice che se esiste un Dio, questo ha un piano più grande. Se è successo questo, è perché forse doveva capitare. Forse, chissà, uno di quei bambini sarebbe divenuto un nuovo dittatore o avrebbe portato ancora più male nel mondo. Ma è difficile digerire lo stesso una tale notizia. Perché mai lo sapremo. Perché sono soltanto supposizioni espresse nella speranza di avere un senso. Quello che sappiamo è che se ne sono andati senza poter vedere il mondo.

In questi momenti ti rendi conto che, nonostante tutto, nonostante la tua mancanza di fede, nonostante l’amarezza per la vita e tutti i tuoi problemi, fino ad ora sei sempre stato fortunato. Perché il male non ti ha ancora realmente colpito. Né si è mai avvicinato.

Vorrei urlare. Urlare per tutto il dolore che mi provocano queste notizie. Abbracciare una a una quelle famiglie. Stare loro accanto nel dolore. E augurare loro di riprendersi da un dolore da cui sarà impossibile riprendersi. Virtualmente, lascio andare un piccolo palloncino. E spero nel meglio.

Scusatemi lo sfogo.

@aMe
Andrea Magliano

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