Eroi

28 Dic

Non lo avrei mai detto, ma Ralph Spaccatutto è stato una fucina di idee e pensieri. Amo andare al cinema e lasciarmi emozionare. Soprattutto amo il cinema quando è capace di trasmettermi messaggi, immagini, emozioni. E anche parole. Cosa che non succedeva da un po’ di tempo. E giunge in un momento inaspettato. Forse sono solo io un pochino più reattivo in questo periodo. Non lo so.

Il tema che vorrei trattare appare ai più molto banale. Tuttavia è proprio nella banalità che spesso si nascondono i messaggi migliori.  O, più semplicemente, è bene ribadirlo di tanto in tanto per ripassare una vecchia lezione che tendiamo a dimenticare. Sto parlando degli eroi.

Non sono necessariamente gli eroi in calzamaglia. Coloro che ci proteggono da una minaccia mortale, talvolta sovrannaturale.
Non sono necessariamente gli eroi in divisa. Coloro che ci difendono dai criminali o che ci soccorrono in caso di incidente.
Non sono necessariamente gli eroi in casa. Coloro che ci aiutano a crescere e ci influenzano con la loro saggezza.

Gli eroi che intendo sono quelli che implicitamente non sanno di esserlo. Perché chiunque può diventarlo, senza obbligatoriamente volerlo. Perché dico questo? Vi spiego meglio.

In una scena del film Disney – di cui forse farò una recensione alla mia maniera -, i due protagonisti, lo Spaccatutto e una bambina glitch di un gioco di corsa, Vanellope, stringono una profonda amicizia pur battibeccandosi senza sosta. La bambina vorrebbe gareggiare per dimostrare di essere una vincente, mentre Ralph ha un disperato bisogno di una medaglia per assodare che anche lui è buono, nonostante la sua natura da antieroe. I due creano un team improbabile, unendo i loro caratteracci, per costruire una nuova vettura. Ci riescono e la bimba, affezionatasi all’omone, lo ricompensa con una medaglia fai da te. È un ciondolo a forma di cuore su cui è incisa la scritta tu sei il mio eroe. Poco dopo, seppure con un inganno – che qui salto per non dilungarmi troppo -, Ralph, per il bene di Vanellope, è costretto a distruggere il kart e a ferirla profondamente. Lo fa, nonostante tutto, a malincuore pur di evitarle in un secondo tempo una sofferenza ben maggiore.

A volte, quando si vuole bene a una persona, per farla stare meglio bisogna farla soffrire…

Ho trovato quella scena brutale. Come ricevere un pugno nello stomaco. Cattiva, ma al tempo stesso dolce. Ingiusta, ma nonostante tutto giusta. Non c’era cattiveria nel gesto compiuto da Ralph perché lui agiva soltanto nel bene di quella bambina. Lui è stato a suo modo un eroe. Eppure incompreso.

Ci insegnano sempre a distinguere il giusto e il sbagliato. Da bambini ci dicono che il mondo è governato da due entità, il bene e il male. Il bianco e il nero, che sono sempre facilmente individuabili e distinguibili. Quello che ci accorgiamo crescendo è che la vita non è tuttavia un percorso lineare. Niente ha una sua collocazione univoca. Perché a nessuno è stato donato il dono dell’onniscienza. Il bianco e nero si fondono nel grigio, ma ne esistono varie tonalità e sta a noi riconoscerle. La bontà di Ralph sembra un gesto di profonda cattiveria agli occhi di Vanellope. Lei non può sapere che quell’atto tanto odioso è in realtà fatto per la sua felicità. La migliore intenzione è così liquidata nella più alta accezione negativa fino a chiudere un rapporto umano di cotanta bellezza.

Allora ripensi a tutte quelle situazioni che, per amore verso una persona a te cara, hai dovuto farla soffrire. Farla piangere e farla sentire sola per permetterle di crescere e di diventare adulta. Per evitarle un dolore più acuto. E sai che non riceverai un grazie, ma sarai bollato come il cattivo di turno. Perché comunque quello sei. Al di là delle buone intenzioni. Colta la tua profonda tristezza interiore, leggermente ridotta dalla consapevolezza di aver agito in positivo per la persona da te amata, ti appoggi allo schienale della sedia e guardi, pensieroso, il cielo. Quante volte la gente allora ti potrebbe aver trattato male, ferito nel profondo, esclusivamente per il tuo bene? Ti insegnano a non fermarti mai alla prima apparenza e a vedere sempre i lati positivi. Ma come puoi fidarti di coloro che ti tradiscono? In quel caso il male è ancora maggiore, perché proviene da chi ti sta vicino. Ma non puoi sapere che dietro quel gesto c’è soltanto amore e la speranza di poterti salvare.

Sono gli eroi migliori. Quelli che non girano con le medaglie sul petto. Quelli che si muovono defilati nell’ombra. Quelli che soffrono in silenzio perché sanno comunque di averti deluso. Non possono raccontarti la verità, perché il loro gesto perderebbe di significato e non avrebbe più il suo scopo terapeutico. Magari crescendo capirai le reali intenzioni di quelle azioni. Anche se probabilmente sarà troppo tardi per potergli dire grazie. Per potergli dire scusa.

È un mondo folle, estraniante. Dove non esiste un confine etico o morale. Mi accorgo che la vita è realmente vissuta quando si fanno delle scelte. Quando si è fautori del proprio destino e si accettano anche i rischi e le conseguenze delle proprie azioni. Anche questi sono gli eroi. A volte vorrei vivere in un vecchio film dove la morale è una e una sola e i buoni e i cattivi sono sempre definiti. Ma so che quella non sarebbe vita. Sarebbe comunque una prigionia. Più subdola.

L’uomo ha un perenne bisogno di sentirsi salvato. Dobbiamo credere nell’esistenza degli eroi. Dotati di superpoteri. Crediamo che arrivino dal cielo. Volano lassù tra le nubi. Alziamo lo sguardo, guardiamo fuori dalla finestra, sperando che qualcuno ci soccorra. Mentre ciò che dovremmo fare è abbassare la testa. E guardarci intorno. E diffidate da chi vi dice che non ci crede.

Gli eroi sono lì. Ci stanno accanto sempre e costantemente. Inconsapevoli delle loro abilità. Delle loro influenze.

In questo momento non so se mi sento peggio per non essere salvato.
O perché mi accorgo di non essere in grado di salvare quelli a cui voglio bene.

Mi sento un’anima vagabonda in questa terra che chiamano vita.
Aspettando la prossima invocazione.

@aMe
Andrea Magliano

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4 Risposte to “Eroi”

  1. Andrea 28 dicembre 2012 a 01:17 #

    Sai che ti odio vero? Ho iniziato a piangere da metà post in poi….. e non ho ancora finito.

    • Andrea Magliano 28 dicembre 2012 a 10:53 #

      Sob, quando scrivo spero sempre di riuscire a lasciare qualcosa negli altri, una qualche emozione. Mi spiace averti provocato quella reazione, purtroppo ero in vena malinconica e interrogativa. Mi piacerebbe a volte avere tutte le risposte ed essere sempre ottimista, non sempre ci riesco… Spero mi perdonerai!

  2. stelioeffrena 21 agosto 2013 a 19:49 #

    Per un po’ sono stato soccorritore con le ambulanze, prima che il 118 cancellasse definitivamente il significato di “volontariato”. Quando mi dicevano che mi ammiravano o mi chiedevano se “hai salvato qualcuno?”, pensavo che se tutti facessimo qualcosa di utile senza pensare al profitto, probabilmente potremmo ritenere quelle azioni più normali di quanto sembri.

    Bell’articolo, ciao!

    • Andrea Magliano 21 agosto 2013 a 21:30 #

      Complimenti per l’esperienza e soprattutto grazie per la condivisione. Sono interessanti e condivisibili le tue parole: “se tutti facessimo qualcosa di utile … quelle azioni sarebbero considerate più normali”. Ed invece quella che dovrebbe essere ipoteticamente la norma diventa l’evento straordinario! Di nuovo grazie mille Stelio 🙂

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