Andrea sul letto

25 Gen

Come nelle migliori tradizioni cinematografiche, ormai quando si progetta un film si pensa subito alla trilogia. In realtà qui è avvenuto tutto per caso. Quando scrissi Andrea allo specchio,non pensavo al perché. Avevo in testa un’immagine e un po’ di pensieri che dovevo fare uscire. Il blog è un po’ la mia ora di meditazione, la mia ora d’aria. Poi è arrivato il turno de La doccia, trasformatosi in Andrea sotto la doccia. Manie di protagonismo assoluto a parte, bisogna creare un filo conduttore. E con questo chiudere il trittico di Andrea. E chiudere con il gran finale. La domanda che mi pongo spesso è perché scrivere di me in una piazza pubblica. Aiuta. Perché parlare a volte fa chiarezza. Quando si è totalmente avvolti da immagini sparse, non sempre si riesce a metterle tutte al loro posto. O a capire il senso di alcuni gesti. Scrivendoli, rileggendo e rileggendo, si ha modo di cogliere alcune verità a cui non prestiamo mai attenzione. O che abbiamo sempre e volutamente snobbato per paura di affrontarle.

Dovrebbero inventare dei robot che trascrivano in tempo reale i tuoi pensieri.
Ultimamente fisso spesso il soffitto della stanza mentre, braccia incrociate dietro la testa, resto sdraiato sul letto.
Avere una buona musica nelle orecchie, la colonna sonora di Cloud Atlas, aiuta.
Ma non avere niente per appuntare i tuoi pensieri, beh, questo non aiuta.
Per questo giro sempre con un quaderno e una penna.

Non amo stare fermo. La gente può credere che io sia un tipo taciturno e noioso.
La verità è che sono un tipo molto logorroico, che se si apre dà tutto se stesso.
E ultimamente non mi tiro indietro. Mai. Anzi sono io a premere l’acceleratore.
Forse sto affrontando la vera ribellione. Quella che non ho mai realmente completato.
Forse c’è un mio lato che era in letargo che ora si è risvegliato. E ci sono un po’ di discussioni in condominio.

Da qualche sera però resto sdraiato sul letto e fisso il vuoto. Ma nei miei occhi si proiettano immagini di quanto è.
Ho un fastidio nel centro esatto dell’addome. Non credo sia un Alien che sta crescendo.
Potrebbe darsi un po’ di mal di gola e sintomi influenzali. Ma secondo me non è sufficiente per spiegare.
Inizio ad avere paura della risposta. Ma anche in quel caso non ne sono sicuro.
Insomma l’Alien è molto più probabile.

Nel senso, vi spiego. Non è una mera ribellione. Non che ne sia immune, ma la escludo tranquillamente.
Del resto ciò che sto facendo è ciò che sono sempre stato. Sono sempre stato così. Dico di no mille volte.
Poi improvvisamente dico sì. Quando meno se lo aspettano faccio ciò che ho sempre voluto fare.
E la gente non coglie e non capisce. Probabilmente è solo un po’ di tensione accumulata.
Sapete, come se in questo momento io contassi meno di zero. Come se fossi sempre in balia del volere degli altri. Che fastidio.

So che sto pompando tanto sul viaggio in Sicilia. Sia qui sia  su facebook.
Ma è un viaggio speciale per tanti motivi. È un passo verso la mia autonomia. Tra le altre cose.
Oggi mio padre mi ha comprato una macchina. Ho la patente, ma per tante coincidenze non ho mai guidato.
La macchina è del 1997. La ritiriamo venerdì. Serve per fare pratica. È un ulteriore passo per la mia autonomia.
Sono sempre schizzinoso, ma il mio sogno è viaggiare in macchina. All’avventura.

Il nostro destino è nelle nostre mani. Possibile che vedo il traguardo – perché nonostante gli alti e bassi, sempre quello è –
ma non capisco la strada che devo compiere? Ogni percorso sembra che mi porti a fare un passo in avanti e uno indietro.
Credo che sarò io a danneggiarmi. Niente da fare. Mi amo e mi odio troppo. Io sono la mia principale paura.
Eppure tutti gli errori e le scelte giuste che ho fatto sono stati utili. E se tornassi indietro rifarei tutto.
Perché non bisogna mai avere rimpianti. Ed eppure di rimpianti ne ho tanti.

Sono un maschio alfa che di alfa ha ben poco. Non ho bisogno di essere lì a dimostrarlo ogni secondo.
So di esserlo. Questo è ciò che conta. Sono capace di dimostrarlo all’occorrenza.
Non mi riempo di parole come tanti altri. Che basta una lieve brezza per scuoterli e farli cadere.
Non possono essere stati mesi totalmente negativi quelli trascorsi. Voglio dire.
Alla fine mi sono successe tante cose positive che fino al giorno prima non pensavo fossero possibili.

Dal nulla ho conosciuto persone di tutta Italia. Con molta attenzione alle isole.
Ho conosciuto artisti di ogni tipo. Registi, ballerini, fotografi, cantanti, scrittori.
Piercing, viaggi, macchine, blog. Insomma la vecchia monotonia è passata.
Con qualcosa di imprevisto. O forse con una nuova monotonia.
Staremo a vedere.

E allora che cosa è questo strano fastidio che sento sotto il petto?
È qualcosa che ho negato con giusta ragione o per paura di vedere la realtà?
È bello sognare. Perché ai sogni non c’è mai limite. E perché, come disse il grande Disney, se lo puoi sognare lo puoi fare.
Ma quando il sogno svanisce e le tue aspettative si dissolvono iniziano i dolori.
Sapete? Chi se ne frega. Io voglio sognare e bearmi nel sogno. Perché la mia qualità più bella è essere un sognatore.

Penso ogni giorno a cosa fare di questo blog.
Ci sono tanti momenti della giornata in cui voglio chiuderlo.
Scrivo e non mi piace ciò che scrivo. Penso e non mi piace ciò che penso.
E se fossero farfalle?
Il blog è vivo, ma ogni tanto voglio staccargli la spina.

C’è tanto ancora da vedere e sperimentare. Prima di giungere alle soluzioni.
Vorrei che questo fastidio scomparisse. O che mi fosse chiara la causa.
Ma credetemi non lo dico con sofferenza in questo momento. Sono sul letto con un’espressione sorridente.
La musica che ascolto è molto bella. Perché bello è il ricordo del film.
E il messaggio che tutti i nostri incontri, tutte le coincidenze, tutti i déjà vu, non sono casuali.

Sapete cosa vi dico?
Mi sa che vado a letto.
Qualunque sia il motivo di quel fastidio avrò tempo di capirlo.
Beato il sogno e il suo amante.
Buona notte

©aMe
Andrea Magliano

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4 Risposte to “Andrea sul letto”

  1. ylian89 25 gennaio 2013 a 10:04 #

    Ma ti piace proprio quel film? 🙂

    • Andrea Magliano 25 gennaio 2013 a 12:26 #

      ahahah eh lo so, sono un po’ insistente XD Ma era bello, lo giuro! ahahah Pensa a Natale ho pensato per una settimana a Ralph Spaccatutto, ora è la volta di Cloud Atlas, poi cambierò tema quando meno ve lo aspettate 😉

  2. tramedipensieri 25 gennaio 2013 a 15:10 #

    L’auto rappresenta la libertà. Anche a me è successo così.
    E’ un mettersi alla prova, crescere.
    Perchè affronterai il viaggio da solo…e, tra tensioni dell’attesa e la gioia dell’andare…nonchè la responsabilità…insomma è un bel pensare….
    non ci stai sulla pelle….eh..

    Buon vento allora!

    ciao
    .marta

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