The bay

21 Giu

Scene di lotta di classe all’Agenzia delle Entrate

Vi potrei parlare della mattinata trascorsa all’Agenzia delle Entrate. Tra code, una mezza rissa tra un visitatore sull’orlo di una crisi di nervi e la direttrice del centro, funzionari che rifiutano di fare il loro lavoro. Invece non lo farò. Avevo bisogno di un’introduzione con il botto per crearvi delle false aspettative. E perché non sono bravo a fare le introduzioni.

Ciò di cui voglio parlare nasce da un film uscito nei, e credo già scomparso dai, cinema: The bay. E condividere con voi alcune considerazioni di natura ambientalista. Immagini di puro terrore.

Il film, un thriller ecologista, nasce come un mockumentary, un falso documentario che ricostruisce gli eventi registrati dalle telecamere dei protagonisti. Non aspettatevi l’ennesimo Paranormal Activity. Alla regia del film c’è un settantunenne, Barry Levinson, vincitore di un Oscar per Rain Man – L’uomo della pioggia e nella cui filmografia figurano commedie di intrattenimento e film impegnati come Sesso e potere.

È curioso analizzare come una persona esperta si avvalga di questo stile registico, per certi aspetti giovanile e privo di spessore sociale. Al contrario di altri film, qui si nota la regia curata e studiata. Gli attori, per dare maggior realismo alla storia, sono sconosciuti, in molti casi senza nessuna predisposizione alla recitazione. In ultimo, giudizio personale, la storia è più interessante nella prima parte per scivolare nel pressapochismo, ripetitività e nel devo chiudere al più presto sul finale.

Il narratore del film, mano a mano che vengono presentati i nuovi personaggi, dice a priori chi muore e chi no. La causa dell’epidemia è in pratica svelata già nella locandina e venti minuti dopo l’inizio del film. Per chi non si vuol rovinare nessuna sorpresa, informo della presenza di spoiler.The bay - Poster

Dopo Lo squalo, avrete il terrore dell’acqua. Un’epidemia contagia una cittadina di circa 6.000 anime nel Maryland, provocandone la morte di quasi la metà in una giornata. Partendo dai reali banchi di pesci trovati morti, pare essere stata trovata la causa in un parassita crostaceo realmente esistente, la Cymothoa exigua, che entra nelle branchie dei pesci per sostituirsi alla loro lingua. La cittadina del film sopravvive(va) grazie alla baia limitrofa e recentemente all’azienda di polli. Qui gli animali sono cibati con droghe e steroidi per velocizzarne la crescita e i loro escrementi gettati nelle acque, in cui anni prima c’era stata una perdita tossica. Il sindaco della città ha deciso di aprire uno stabilimento per rendere potabile l’acqua e fornirla sia all’industria aviaria sia alla popolazione. Il parassita, che prima non abitava il fondale, ha un nuovo habitat e si evolve rapidamente crescendo alle dimensioni di uno scarafaggio e trasformandosi in un abile predatore di tessuti animali. Se è vero che l’esistenza di sistemi di filtraggio escludono un esemplare adulto, non riescono a isolare le larve, così ingerite o inserite sotto pelle aumentando così il contagio. Fine spoiler.

Penso che la natura sopravviva grazie a un prezioso e delicato equilibrio tra tutte le specie viventi. Il vero miracolo della vita, per come lo intendo, si basa proprio su quest’alchimia che si crea tra tutti gli esseri che hanno imparato a vivere in una perfetta simbiosi universale. L’uomo appare tuttavia più un cancro su questo pianeta e sembra che la natura abbia bisogno di recuperare nuovamente l’equilibrio perso.

Ciò che mi intimorisce del film è come alla fine, per via di una serie di concause causate dall’ingordigia umana, la natura stessa produce il nostro sterminatore, secondo la teoria per cui l’uomo è vittima e carnefice del suo stesso gioco. Contemporaneamente, l’animale di maggior forza non è quello di maggior dimensioni o apparentemente più evoluto, ma il più piccolo che grazie a una maggior adattabilità ha saputo ribaltare la catena alimentare e ripristinare un nuovo equilibrio. L’idea in questione è simile all’epilogo de La guerra dei mondi, in cui la creatura più forte è anche quella invisibile a occhio nudo.

La nostra morte non proviene da un mostro immaginario o da un alieno, ma è reale e di questo mondo. Evidenzia la nostra totale fragilità e impotenza. Mostra la nostra vulnerabilità. Mi provoca un profondo senso di malessere come ha fatto Contagion. Soderbergh mostra una reale pandemia che stermina oltre un miliardo della popolazione mondiale, svelandone la causa negli ultimi due minuti. E anche in quel caso non si è di fronte a un castigo divino o a qualcosa di trascendentale, bensì a un semplice effetto domino e rapporto di causa-effetto, persino banale, ed eppure totalmente plausibile e lecito. Per questo ancora più angosciante.

In The bay la diffusione di questo virus rimanda alla peste che decimò la popolazione europea. Le vittime sono colpiti da piaghe, sfoghi cutanei, arti in cancrena. Non c’è cura che funzioni e l’originalità del mezzo di trasmissione implica nessuna via di scampo, essendo l’acqua l’elemento di vitale importanza per la sopravvivenza umana. Perché se per prevenire il contagio da una malattia a volte basta lavarsi le mani, qui proprio quel gesto si può trasformare in veicolo di morte. È emblematico che alla fine il medico, la figura adibita alla cura dei pazienti, si trasformi in vittima. Così come i primi due cadaveri appartengono ai due scienziati, uccisi tanto dalla cupidigia umana quanto dalla natura che cercavano di studiare.

Il film affronta anche un secondo tema: l’ottusità delle autorità e l’inefficacia dei mezzi di comunicazione. In virtù del e grazie al denaro, le autorità mettono a tacere tutto, pagano i sopravvissuti in cambio del loro silenzio. Cosicché l’equilibrio non venga perso.

The bay non sarà un film originale. Ma forse è un altro monito del nostro tempo.

@aMe
Andrea Magliano

The bay - Victim

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34 Risposte to “The bay”

  1. corvobianco213 21 giugno 2013 a 17:34 #

    Ecco mi hai messo curiosità e dovrò vederlo, però ho optato per fermarmi all’avviso di presenza di spoiler quindi prima vedo il film e poi rileggo il post 🙂

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 11:44 #

      Evviva che sono riuscito a convincere qualcuno a vedere il film! Però non mi assumono mai nei reparti marketing uffa! Allora attendo impaziente una tua opinione sul film 🙂

  2. ludmillarte 21 giugno 2013 a 20:09 #

    “cosicché l’equilibrio non venga perso”, sai perché, mi suona un po’ strano 😉 non ho visto il film, ma da ciò che scrivi pare che l’intento sia far riflettere ancora sulla pericolosità di alcune azioni dell’uomo… e quando si arriva all’acqua, siamo fregati proprio tutti ! ciao Andrea, buona serata

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 11:48 #

      Di equilibri e disequilibri insomma 😉 Quella frase effettivamente mi è uscita in maniera un po’ spaventosa rileggendo il post eheh Però sì anche sul discorso dell’acqua. Il film poi è molto ottimista sul finale, quasi sbrigativo, non parlando degli ipotetici effetti della diffusione di questo parassita nella catena alimentare o negli altri bacini. Insomma, angosciante eheh

  3. tramedipensieri 21 giugno 2013 a 20:24 #

    Interessante il tema…certo che l’uomo allo stato attuale non ama la natura…altrochè sentirsi un tutt’uno con essa…
    Film sicuramente da vedere….grazie!

    buonecose
    .marta

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 11:54 #

      Eh no, diciamo che l’uomo ha proprio una presunzione di essere al di sopra delle parti e della natura stessa. Fin quando la natura non lo rimette in riga. Se ti piace il tema, come accennavo nell’articolo, è interessante anche Contagion. Buona giornata .marta! 🙂

  4. stelioeffrena 21 giugno 2013 a 20:44 #

    Ciao, apprezzo il lavoro di questi registi, ma dopo aver visto Cannibal Holocaust dello strepitoso Ruggero Deodato, non posso che sorridere davanti a lavori del genere 🙂

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 12:00 #

      Eheh Cannibal Holocaust sai che non ho proprio il coraggio di vederlo invece? XD Soprattutto quando ho letto delle reali uccisioni degli animali! 😦

      • stelioeffrena 25 giugno 2013 a 12:59 #

        Beh, quegli animali li hanno comunque mangiati troupe e attori, anche se rimane impressionante vederne l’uccisione… Un film crudo ma davvero intelligente 😉

        • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 13:14 #

          Lo so, ma qui purtroppo prevale il mio animo animalista e la consapevolezza della veridicità di quelle scene mi porta a dire questo film lo bandisco dalla mia videoteca. Però, anche per colpa di questi tuoi commenti, mi incuriosisci e spingi a guardarlo. Mi farò coraggio e un giorno ci proverò! 😉

        • stelioeffrena 25 giugno 2013 a 13:20 #

          Personalmente penso che non saresti nemmeno tenuto a vedere tutto il film. Basterebbe la scena iniziale e quella finale; sono semplici dialoghi che estrapolano la “morale” di quello che è accaduto nell’arco del film. Il regista ha davvero spaccato il mondo e ne ha pagato le conseguenze a causa della collaudata ipocrisia dei soliti benpensanti 😀 E’ una costante che chi dice la verità debba essere martirizzato, in qualche modo.

        • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 14:36 #

          Infatti, ti dirò di più, conosco poco e nulla di questo film, se non per l’appunto le polemiche che lo hanno circondato. Di trama o contenuto, men che meno. Di certo seguirò il tuo consiglio e focalizzerò l’attenzione su quelle parti. E sul resto, è un argomento su cui spesso mi interrogo anche io. A quanto pare, sembra migliore una bugia che non ci faccia pensare, invece che la verità scomoda. Fortuna che non tutti la vedono così! 🙂

  5. marco 21 giugno 2013 a 22:28 #

    Ahah l’inizio col botto che è troppo forte!! Le tue riflessioni mi hanno subito interessato, tanto che quando ho letto spoiler non sono andato più avanti! (anche se quando ho visto la foto in fondo mi è venuto un pò timore di vedere questo film : ))

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 12:47 #

      Eheh maledetta agenzia delle entrate, come al solito oserei dire. Ma almeno mi ha tolto di impiccio proprio sull’intro che è un vero tallone d’Achille! E il film tranquillo è molto meno splatter o visivamente meno agghiacciante del contenuto ecologico, quello sì di terrore, almeno secondo la mia opinione!

  6. valivi 22 giugno 2013 a 16:17 #

    Ame, cavolo, ma hai scritto una recensione di un film!!!! A cosa dobbiamo il cambiamento?
    Guarda, sono una fifona patentata e non riuscirei mai a guardare questo film. Quanto alla questione della cacca di pollame che provoca la mutazione… mi fa tanta paura questa cosa, non è del tutto impossibile che non accada.

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 12:51 #

      Ogni tanto bisogna ritornare sul primo amore e allora ecco spuntare l’ennesima recensione cinematografica, ma alla mia maniera 😉 Per il film, come già accennavo ad altri, è molto meno horror visivamente di quello che può sembrare (anche dal trailer), purtroppo è il tema che, per l’appunto, angoscia maggiormente. In particolare come sottolineato, non c’è un mostro inventato, ma un’ipotesi di causa/effetto plausibile. Speriamo che ciò non succeda mai in futuro!

      • valivi 25 giugno 2013 a 23:51 #

        no, non è plausibile, dai. le probabilità saranno minime… se mi dici così non andrò più al mare!

        • Andrea Magliano 26 giugno 2013 a 11:35 #

          Massì dai, le probabilità sono minime e poi questi cambiamenti evolutivi non credo siano così rapidi come nel film! Non voglio essere la causa di una fobia verso l’acqua eheh 🙂

        • valivi 27 giugno 2013 a 01:06 #

          eh, ormai è troppo tardi, hai danneggiato irreparabilmente il mio rapporto con l’acqua

        • Andrea Magliano 27 giugno 2013 a 22:16 #

          Nuuu 😦 Troverò assolutamente una soluzione!!! 🙂

        • valivi 27 giugno 2013 a 22:19 #

          😛

        • Andrea Magliano 27 giugno 2013 a 22:25 #

          🙂

  7. lucadic67 25 giugno 2013 a 17:25 #

    domani devo andarci poiche’ mi devono restituire 38 euro…mi conviene ?????dopo l’intro credo di no….ciao.

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 17:27 #

      Diciamo che tra l’Agenzia e i fatti del film è una bella sfida. Ma confida nella buona fortuna e armati di sana pazienza! Un saluto a te!

      • lucadic67 25 giugno 2013 a 17:29 #

        ciao Andrea,mi sto gia’ armando….di speranza…..a presto.

        • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 17:35 #

          In gamba, aspetto novità! 🙂 A presto!

  8. Nicola Losito 25 giugno 2013 a 20:06 #

    D’estate è mia moglie che si diletta a vedere in TV film catastrofici dove pesti, inondazioni, terremoti, virus, aerei che cadono, e così via, liberano un po’ di spazio sul nostro affollato pianeta. Io, invece, li evito con cura e penso che The Bay non cercherò di vederlo. Mi è bastato leggere la tua accurata ed esaustiva recensione.
    Ciao.
    Nicola

    • Andrea Magliano 25 giugno 2013 a 21:53 #

      Ammetto di essere stato un tempo fruitore accanito di quei film tv che latitavano spesso sul contenuto. Questo film invece mi incuriosiva più per il tema e le credenziali del regista. Apprezzo, nonostante il gusto diverso, la lettura di questo articolo da parte tua e ti ringrazio per i complimenti. Un saluto a te Nicola. Buona serata
      Andrea

  9. ombreflessuose 26 giugno 2013 a 11:51 #

    Ciao Andrea, una recensione di tutto rispetto, impreziosita dai tuoi interventi
    Ma, per me , c’è un grosso ma. Film del genere non mi attirano per niente
    Già la vita reale si sta incamminando verso qualcosa di brutto (per non dire : orrore) che mi fa molto pensare, figurarsi se dedico il mio tempo a qualcosa che mi nausea l’anima
    Caro Andrea, l’Uomo ha già firmato la sua condanna…e ride giocoso e indifferente
    Un abbraccio
    Mistral

    • Andrea Magliano 26 giugno 2013 a 15:51 #

      Ciao Mistral, ti ringrazio per il tuo bel commento e, anzi, grazie per la tua opinione nonostante il film sia di un genere non di tuo gradimento. Per il resto mi trovi concorde nuovamente. La realtà è spesso più orrorifica della finzione per tanti motivi. E l’uomo ride indifferente, ma anche con molta ignoranza di se stesso e degli altri. Ricambio con affetto l’abbraccio.
      Andrea

  10. ellagadda 1 luglio 2013 a 13:49 #

    I mezzi di comunicazione, soprattutto oggi che li immaginiamo onnipotenti, contengono quell’ambiguità che svela la loro vera funzione, di semplici strumenti appunto.
    I film catastrofici amplificano le vicende: contagi, silenzio forzato, però, hai ragione, sarebbe opportuno riflettere sul potere che hanno i governi di informarci o meno su ciò che è importante, facendoci anche credere di avere un’informazione di opposizione.
    La pecca di questo tipo di trama, secondo me, è che tende a minimizzare le cose, nel senso che, abituando lo spettatore al genere catastrofico, rende certe tematiche “cinematografiche”, quasi portandoci a pensare che simili avvenimenti possano solo essere frutto di una fantasia esagerata. E da un lato è un bene, perché le psicosi che una simile paura potrebbe generare -e genera di già- sarebbero più pericolose di un reale contagio, ma dall’altro c’impedisce di pensare lucidamente alle possibilità dell’uomo e delle guerre, e dell’evoluzione dei virus anche, che i nostri laboratori continuano a modificare.
    Però purtroppo abbiamo solo Mistero e Voyager… 😀

    • Andrea Magliano 4 luglio 2013 a 19:00 #

      Ciao, leggo questo commento dopo il tuo intervento sull’arte e lo trovo nuovamente interessante. Ti ringrazio a priori dunque per averlo condiviso! Partendo però dal fondo, mi sento un po’ in disaccordo sul ruolo delle trame. Da una parte è vero che il riconoscere come “finzioni” questi temi diminuisce la paura di psicosi di massa, dall’altra però ritengo non necessariamente appiattisca il modo di pensare del pubblico. Anzi. Purtroppo è il mercato che causa la prolificazione di generi fino al relativo abuso e a provocarne la nausea nel fruitore finale. E allora sì finisce per alimentare solo programmi futili come questi Mistero e Voyager eheh Sul ruolo dei mezzi di comunicazione, invece condivido in toto. Soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti politici che stanno accadendo in questi giorni. E che permea tutto di una maggior desolazione nell’osservare come i mezzi di comunicazioni si evolvono, ma resistono a essere strumenti che opportunamente veicolati fungono da controllo. E’ un mea culpa non aver dato il giusto peso all’argomento nel post. Motivi di lunghezza purtroppo sob!

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