Casa

10 Lug

Ho sempre amato il personaggio di Holly, l’affascinante ragazza così desiderosa, ed eppure così timorosa, di vivere e di amare interpretata da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Lei con quel suo modo di fare un po’ naif e immaturo, un po’ spavaldo, persa tra le nuvole. E fuggente, perché la cosa più difficile da fare è vivere e amare. E lasciarsi vivere e lasciarsi amare.

Ingenuamente non ho mai capito il perché di quel colpo di fulmine improvviso.

Quella donna che vive con un gatto senza nome, ché non possiede. Perché entrambi sono spiriti liberi in cerca di una casa e di una stabilità. E un nome è solo un’altra prigionia. Lei è colei che vive in un appartamento spoglio, qualche valigia sparsa a contenere il suo mondo. Perché le valige si disferanno solo quando si sentirà a casa.

E persino il telefono è nascosto in un altro bagaglio.

Holly è la sognatrice che prende in mano la chitarra e canta una struggente Moon river sulla scala antincendio, che mangia il suo danese davanti le vetrine di Tiffany.

Il personaggio di Holly mi stava entrando sotto pelle, senza che me ne accorgessi.

Quando mi sono trasferito a Torino per il mio progetto universitario, ho fatto in parte quello stile di vita. Una valigia sempre pronta sotto il letto, pochi libri e quaderni in libreria, il vestiario necessario a sopravvivere in attesa di trovare una vera casa. Mi sono trasferito con la convinzione che Torino non dovesse essere un punto di arrivo, ma solo un nuovo punto di partenza. E così ho fatto. La parentesi torinese è terminata.

Ma Genova non è casa mia. Tornato nella mia casa natale, ho gettato tutta la mia videoteca in un sacchetto depositandolo nell’armadio. Avrei messo a posto i miei film quando mi sarei trasferito. Beh, ho dovuto sistemarli solo perché i blu-ray sul fondo si stavano sfondando.

Ho sempre guardato fuori dalla finestra e guardato il cielo, attratto dalle nuvole. Guardato al di là del mare per vedere lidi lontani. Sentendomi non parte di un qui, ma di un sfuggente . Rifiutando la stabile monotonia prigioniera, con conseguenti crisi esistenzialiste di un domani senza certezza.

Mi sono sentito a casa soltanto a New York nell’unico reale viaggio della mia vita. Mi sento a casa con lo humour cinico britannico, con la cucina italiana, con la ricerca di una spiritualità zen orientale, con il ligio rispetto lavorativo giapponese, con il fascino isolano, con la spettacolarità americana. Ma in nessun posto mi sento totalmente me stesso, ma sempre e solo un pezzo di me. Ho sempre amato la definizione di cittadino del mondo.

L’ho già raccontato in un vecchio post. Mi è stato confidato che nella mia vecchia vita dovrei essere stato un forestiero sempre bisognoso di novità, immerso nella strada, alla ricerca di un perenne qualcosa. Senza fissa dimora. E ci continuo a pensare e mi convinco che la casa non sia allora un luogo fisico. Assolutamente no.

La casa è la nostra condizione di essere felici. Si è felici con se stessi e con i nostri affetti. La casa è quel posto dove il nostro cuore dimora e può riposare. Cambiano i luoghi fisici e virtuali e le conoscenze vanno e vengono, i pochi amici restano, e continuo a cercare quell’amore di cui ho bisogno.

Home. Let me go home. / Home is wherever I’m with you.
Home. Let me go ho-oh-ome. / Home is where I’m alone with you…

E mi accorgo di aver sempre amato la musica country. Perché in quegli artisti riconosci il vissuto di persone alla ricerca di se stessi e di una fissa dimora che non sia così stretta. Poeti con la chitarra in mano. Portatori di ilari canzoni e di tristi visioni. Contraddittori nella gioia e nel dolore dei loro occhi. Su quei volti sporchi e rugosi che scoprono giorno per giorno la vita e i suoi segreti.

Correndo strade in pieno deserto dove il caldo ti toglie le forze. Viaggiatori abusivi sui treni a lunga distanza. Sotto un mare di conifere, lì dove il sole fatica a filtrare. Bob Dylan, Johnny Cash… Viaggiatori con una sola valigia.

E un unico compagno. Il più grande dei loro demoni. Se stessi.

©®aMe
Andrea Magliano

Mi sono dimenticato di avvertirvi preventivamente. Questo post sarebbe stato un puro nonsense. Inoltre, promisi un articolo sul flusso di coscienza. Ecco come funziona il mio. E per una volta sono stato di parola, anche qui.

@aMe
Andrea Magliano

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26 Risposte to “Casa”

  1. harahel13 10 luglio 2013 a 12:59 #

    davvero bello questo post! ti invidio un sacco per il viaggio a new york! 🙂

    • Andrea Magliano 11 luglio 2013 a 16:46 #

      Ti ringrazio 🙂 Il viaggio a New York è stata una bella esperienza quasi più a livello interiore, però, devo ammetterlo 🙂

      • harahel13 11 luglio 2013 a 18:23 #

        ci sono quei posti che ti fanno vivere delle esperienza indimenticabili nell’anima e secondo me new york è proprio uno di quelli!

        • Andrea Magliano 11 luglio 2013 a 18:40 #

          Del resto come non restare folgorati e totalmente ispirati dalle luci di Manhattan? 🙂 Organizziamo un viaggio in avanscoperta tutti a New York! 🙂

  2. delicatepoppy 10 luglio 2013 a 13:24 #

    Hai proprio ragione “lasciarsi amare” è la cosa più difficile del mondo..eppure non sembrerebbe eh?? 🙂

    • Andrea Magliano 11 luglio 2013 a 18:43 #

      Eh no, sembra la cosa più banale e invece è la più complicata. Avevano ragione in Moulin Rouge! “La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare!” 🙂

  3. luceombra76 10 luglio 2013 a 14:03 #

    ci leggiamo nel pensiero? ^___^

    • Andrea Magliano 11 luglio 2013 a 17:04 #

      Letto proprio adesso, eh sì, ci siamo letti nel pensiero 🙂 Un bel pensiero di ‘casa’ 🙂

  4. ludmillarte 10 luglio 2013 a 14:33 #

    è un bel flusso di coscienza il tuo e la parte che mi piace di più è dal ‘mi sento a casa’ subito dopo aver nominato new york , al mi sento cittadino del mondo, al forestiero sempre bisognoso di novità,… “Per vedere ciò che pochi hanno visto dovete andare dove pochi sono andati” (Buddha) anche questo, potrebbe essere ‘casa’. sereno pomeriggio 🙂

    • Andrea Magliano 11 luglio 2013 a 17:21 #

      Ciao Lud, ti ringrazio e felice che possa piacere il mio flusso di coscienza e non sia considerato soltanto pazzo eheh La massima di Buddha è splendida, tremendamente viva e sincera. Diciamo che bisogna avere anche l’ ‘occhio’, oltre che l’orecchio assoluto 🙂
      Un grande saluto a te! 🙂

  5. marco 10 luglio 2013 a 15:57 #

    I cantautori che hai citato sono tutti pezzi da novanta, non c’è che dire!!
    E’ amaro non sentirsi a casa propria. Lo sai, io sono sempre stato uno spirito irrequieto in questi ultimi due anni e al riguardo ho provato quell’amarezza, perché sentirsi a casa è una sensazione prima di tutto. Però adesso penso che sia meglio cogliere i lati ironici, anche quelli negativi, della nostra città, in cui per il momento bisogna stare. Però sognare altri luoghi in cui andare non fa male, e poi, voglio dire, abbiamo tutta una vita davanti per farlo!!

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 12:25 #

      Esatto e poi sognare è salutare perché quei sogni possono sempre tramutarsi in realtà! Genova purtroppo come ben sai mi sta stretta, però è anche vero che qui ho le mie radici e parte di quel che sono, l’influenza che ha il mare, gli occhi di pescatori tra il diffidente e il donare il proprio cuore. Però hai anche ragione sull’ironia e coglierla ulteriormente. Diciamo allora che è un primo mattone per costruire una casa migliore! 🙂

  6. stelioeffrena 10 luglio 2013 a 17:04 #

    Come da sempre ci hai abituato, ottime riflessioni!

  7. sguardiepercorsi 10 luglio 2013 a 19:28 #

    È invece un post molto pieno di senso… 🙂
    Basta Holly! È bello crescere…

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 12:27 #

      Grazie! Eh sì, bello crescere e non si smette mai di farlo e soprattutto voglio sempre vedere nelle cose e nelle persone dei punti di partenza 🙂

  8. tramedipensieri 11 luglio 2013 a 13:53 #

    Casa è dove abbiam lasciato il cuore….se è bello partire lo è ancor di più ri-tornare.
    Le radici, si sa, conoscono il terreno dove si sono fatte grandi…

    buone cose
    .marta

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 12:32 #

      Parole molto sagge le tue e molto costruttive! Figuratamente, sai, dico spesso che Genova mi sa stretta, però quando me ne ero andato ho iniziato ad apprezzarla un po’ di più e ho capito quanto ha inciso su chi sono. Dico Genova, ma potrei citare persone, esperienze e anche voi blogger. Il ritorno è sì una forma di riscoperta di una dimensione di casa e poi sono tanti piccoli mattoni della casa 🙂
      Tante buone cose anche a te .marta! Un grande abbraccio!
      Andrea

  9. passoinindia 11 luglio 2013 a 20:48 #

    Bellissimo questo flusso di coscienza, altro che non sense! Come te adoro il country, Neil Young e i cieli americani. Sono cresciuta nel concetto dell’altrove trovando me stessa ovunque nel mondo che non rappresentasse un punto fermo. La parola d’ordine era andare, sognare capelli al vento e spazi illimitati. Forse ho perso di vista la vita reale facendo scelte anticonvenzionali ignara del tempo che stava passando. Molti treni sono passati e tanti di questi non torneranno, almeno non in questa vita. Ma in fondo si raccoglie ciò che si semina e ancora non sono in grado di tirare le somme, anche se sarebbe il tempo di farlo. Perciò fai girare la bussola ma tiene sempre presente dove si trova il nord. Bravo.

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 16:55 #

      Grazie mille, soprattutto il consiglio finale, cercherò di tenere sempre con me la bussola! E grazie anche per questa tua esperienza di vita e di casa, su cui mi trovo molto in sintonia. I treni vanno e vengono. Ed è vero, magari ne abbiamo perso qualcuno e altri non torneranno più. Ma su tanti altri siamo stati e saremo passeggeri, su cui altrimenti non saremmo potuto salire! Nuovamente grazie per tutto! Un saluto!
      Andrea

  10. ombreflessuose 12 luglio 2013 a 09:03 #

    Ciao Andrea, le mie radici sono sempre in giro, se un’ emozione mi chiama io parto e lascio la porta di casa aperta
    Una strada,, un viaggio, una città, un ricordo, tutto per me ha un tetto e la parola casa è sempre in cima alla lista
    Ma arriva il momento di fermarsi, la mia vera casa mi e si chiama : anima
    Grande post e musica gradevole da on the road
    Abbracci
    Mistral

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 12:38 #

      Ciao Mistral, grazie e grazie anche per il commento. Condivido il tuo punto di vista, tutto parte da noi e dalla nostra anima e come tale bisogna tenerla pulita e perfetta. E’ il nostro primo riferimento, ma le emozioni e le esperienze arredano l’ambiente e innalzano i muri di casa!
      Tanti abbracci anche a te dolce Mistral
      Andrea

  11. nerodavideazzurro 12 luglio 2013 a 13:32 #

    Ci ho pensato un po’ su. Quando ti trovi davanti un bel post c’è sempre un po’ di timore a commentare (almeno per me è così), quasi un non voler “rovinare” quanto scritto dall’autore.
    Allora, gira che ti rigira, ho pensato così: ci sta bene un pezzo di Gibran a proposito delle Case:
    “Costruitevi con la fantasia un capanno nel deserto prima di costruirvi una casa entro le mura della città.
    Infatti, nei crepuscoli voi fate ritorno alla casa, e anche l’errante in voi, sempre remoto e solitario, ambisce questi ritorni.
    La vostra casa è il vostro corpo più vasto.
    Cresce nel sole e dorme nella quiete silenziosa della notte; e non è priva di sogni. Non sogna forse la vostra casa? E sognando non abbandona la città per il bosco o la collina?”.
    Complimenti, Andrea.

    • Andrea Magliano 12 luglio 2013 a 17:14 #

      Ciao Davide, infinite grazie per questo splendido commento. Ti giuro che alla fine mi ritrovo io in difficoltà con il risponderti! Ma è proprio grazie a questi messaggi che si riesce a migliorare il contenuto dei post e a renderlo ancora più importante. Le parole di Gibran sono un altro grande regalo, non le conoscevo, ma le continuo a rileggere con profondo piacere e rispetto. Nuovamente grazie! Un grande saluto! 🙂

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