Fama

25 Ott

Calano le luci e scende il silenzio.
Si apre il sipario.
Ché la Dea rivendica il suo compenso.
Schiude le sue ali nere,
assaporando il mero frutto
e il rosso liquido
dell’anima esanime.

©®aMe
Andrea Magliano

Poco più di 10 anni fa (il 12 settembre 2003) il mondo si preparava a salutare Johnny Cash, mito della musica country folk americana. Non conoscendo nulla della sua vita privata e artistica, non ne farò un ritratto commemorativo e probabilmente sbagliato, ma mi affiderò al suo ultimo videoclip, la bellissima e struggente Hurt.

Si tratta di una cover dell’omonima canzone interpretata da Trent Reznor, leader dei Nine Inch Nails, nel 1994. Cash ne registra una cover molto personale nel 2002 per distribuirla nel marzo dell’anno successivo. Apporta un unico cambiamento al testo: indossa una corona di spine, anziché di merda come affermava l’autore originale.

La versione di Cash pare una struggente preghiera. Non si può non accorgersi della notevole vicinanza tra la data di pubblicazione della canzone e quella della morte dell’interprete. Come se Cash sapesse di avvicinarsi alla sua fine e stesse narrando le sue memorie, dettando il suo ultimo testamento.

È una sorta di visione profetica, la stessa che avrà il regista Robert Altman pochi mesi prima di morire con il suo magnifico Radio America (2006). Altman racconta l’ipotetico ultimo spettacolo del più longevo e ascoltato live show radiofonico del mondo anglofono, A Prairie Home Companion, seguendo un cast eccezionale sul palco e nel dietro le quinte. Tra di loro, una misteriosa donna in impermeabile bianco aggirarsi furtiva, vista e non vista, quasi surreale.

Cash si mostra in tutta la sua fragilità accompagnato dal piano e dalla chitarra. Perennemente seduto, immerso in un quadro di natura morta, appare in contrasto con il suo ricordo in piedi e/o in movimento, come a suggerirci la fine del suo percorso.

Dopo quasi due minuti dall’inizio, rivolge finalmente, seppur a intermittenza, il suo sguardo al pubblico accompagnandolo da queste parole:

I wear this crown of thorns / Upon my liar’s chair / Full of broken thoughts / I cannot repair
Beneath the stains of time / The feelings disappear  / You are someone else / I am still right here.

Il re dalla corona di spine non solo è immerso nella natura morta. Vive il suo essere mito nel contrasto di un’opulenza che sa farsi vuota. La casa è sfarzosa. Davanti a lui c’è una tavola imbandita con aragoste e caviale. Alle pareti il ricordo di parenti lontani mentre sulle scale la moglie che intuisce e vive empaticamente il dolore del marito. Ma i vecchi amici sono lontani e i vecchi saloon presenze vuote e spente. La vecchia casa è trasformata in un museo, ma chiusa al pubblico. Le pareti un tempo ricche di premi oggi sono vuote e spoglie.

E allora l’uomo, non più mito o re, mantiene lo sguardo fisso su di te nel più forte gesto. Mostra la rabbia, la frustrazione, la stanchezza, la tristezza, l’ineluttabilità, in due occhi difficili da sostenere. Affetto dal Parkinson, getta il vino su quella tavola imbandita ripudia quel mondo illusorio, il suo impero di sporcizia, intonando:

What have I become? / My sweetest friend / Everyone I know goes away / In the end
And you could have it all / My empire of dirt /
I will let you down / I will make you hurt

Invocando in preghiera la possibilità di una seconda possibilità, Johnny sfuma a nero il suo ricordo, chiude il sipario con quel pianoforte.

I would keep myself / I would find a way

©®aMe
Andrea Magliano

Un sentito e speciale ringraziamento a tutti che, in occasione della pubblicazione di Essenziale lo scorso 17 ottobre, hanno permesso a questo sito di raggiungere le 10.000 visite, facendomi un regalo di compleanno in anticipo. Grazie!
Countdown: -17.

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25 Risposte to “Fama”

  1. ilnotiziabile 25 ottobre 2013 a 16:19 #

    Un mito! Data la tua passione per il cinema, nel caso non l’abbia mai visto, ti consiglio di guardare Walk the Line (Quando l’amore brucia l’anima, in italiano) tratto dall’autobiografia di Johnny Cash.

    • Andrea Magliano 26 ottobre 2013 a 20:31 #

      Non l’ho visto a suo tempo perché il trailer non mi aveva fatto scattare la scintilla, ma se me lo consigli rimedierò al più presto! Grazie per la dritta! 🙂

  2. Amor et Omnia 25 ottobre 2013 a 18:42 #

    Come non sentirsi parte di una scena così magistralmente dipinta….. e come non sentirsi attraversati dai brividi sottili che suoni e immagini combinano fino ad inchiodarci ad una croce immaginaria che porta un solo nome “caducità”… Ho trovato questa parola sempre beffardamente dolce nel suo suono contrastante e dissonnante rispetto al significato portato eppure forse una sua trama di poeticità la impone comunque, perché il ciclo della vita in fondo qualcosa di poetico ed elegiaco al suo culmine lo ha. Ne è riprova questa storia, questa persona e questo suo ultimo dialogo con il mondo che porta con sé toni tanto dolci quanto saggi, tanto caldi quanto pieni come di chi ha negli occhi la luce dell’essenziale e della verità e che a noi regala ancora un’emozione compatendo il nostro cammino di là a venire, piuttosto che averne invidia… Meraviglioso come sempre Andrea, meravigliosa la pennellata poetica iniziale “dritta” come amo definire quelle scelte di parole senza timore e senza orpelli….ti sono grata per l’ennesima lezione di lettura “multi-sensoriale”. Antonia

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 16:40 #

      Grazie a te per aver preso parte a questo viaggio, credo sempre che ogni senso voglia la sua parte e dunque cerco di fondere testi, ‘poesie’, musiche, immagini in un grande racconto. E in essa nascondo di volta in volta parti e pezzi di me, di amore e odio.
      Cash qui vero protagonista regala vibrazioni oneste, come se fosse un parente strettissimo che imbambola con le emozioni capace di donare. Il termine caducità piace molto anche a me e lo trovo intriso di una forte melanconia, permeato di quello spirito così contrastante che vive nei filosofi e nei poeti verso la vita. Ma lungo il percorso scopriamo il nostro essenziale, con la ricchezza della nostra vita interiore, fatta di ricordi e esperienze. E qui Cash mi sembra dare il meglio…
      Un sorriso Antonia, sempre un piacere 🙂
      Andrea

  3. Jeremy Merrick 25 ottobre 2013 a 19:21 #

    Bellissimo post. Cash non si discute, ma qua mi tocca uscire allo scoperto e dire che ho sempre preferito la versione dei Nine Inch Nails però solo per predisposizioni musicali.. 😉

    • Andrea Magliano 26 ottobre 2013 a 20:40 #

      Eheh, spinto dalla curiosità (esco anche io allo scoperto e non ho mai sentito l’originale sob), sono andato a cercarla. Ho trovato questa versione al piano (http://www.youtube.com/watch?v=JI7LdCHgLgI), non so se è la versione ufficiale o un riarrangiamento degli stessi Nine Inch Nails, ma devo ammettere di averla trovata molto bella e dolce. Forse preferisco Cash perché mi trasmette una maggior forza o (probabilmente) perché è la prima versione che ho ascoltato del brano 😉 E ho scoperto che dovrebbe averne fatta una cover anche Leona Lewis! Però c’è da dire che quando c’è una bella canzone, è bella a priori se ben interpretata 🙂

      • Jeremy Merrick 27 ottobre 2013 a 10:41 #

        La versione che hai sentito è più o meno prossima a quella di studio che in realtà è questa http://www.youtube.com/watch?v=KvaOFdEPB4o dall’album The downward spiral (se mai ti venisse voglia di sentirlo, per me è un capolavoro) ma ti consiglio anche questa versione live http://www.youtube.com/watch?v=AvJKVKglIRs che personalmente ho sempre trovato emozionante. Trent è molto “affezionato” a questa canzone e durante un concerto pare che abbia buttato a terra le tastiere mentre si esibiva perché qualcuno dal pubblico aveva incitato ad un’altra canzone. Sono d’accordo, con tutto quello che hai detto. Personalmente ho qualche avversione per le cover in generale, però se è ben fatta, rimane ben fatta.

        • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 16:58 #

          Ti rispondo dopo aver ascoltato entrambi i link che mi hai passato. Ambedue belle, ma la versione live l’ho trovata ancor più toccante e sentita, non so se complice l’atmosfera o il calore dei fan. Ascoltando le due versioni, mi sembra di sentire una doppia e diversa finalità: in Cash prevale la scusa intima, quella sorta di confessionale; mentre in Trent la rabbia, l’accusa e il suo non essere d’accordo. E già da questa versione live si sente come il leader dei NIN sia molto affezionato e legato a questa canzone (e poi questi fan onestamente irrispettosi delle scelte artistiche altrui che gli chiedono un’altra canzone… vabbè).
          In generale, anch’io non amo molto le cover (perché rifare qualcosa che è già bello? Questo sentimento lo provo anche nel cinema con i remake per intenderci…), però a volte per l’appunto regalano chicche interessanti o nuove interpretazioni (come anche ‘Almeno tu nell’universo’ di Elisa o ‘Sweet dreams’ di Marilyn Manson)

  4. francissius 25 ottobre 2013 a 21:22 #

    Ci stavo pensando ieri mentre ero in viaggio a questo racconto musicale!! (Non ricordo se ara di mattina o di sera, sul treno) E’ un epilogo ricco di spiegazioni e in un certo senso elegante e chiaro. Spiega come alla fine, le uniche cose che restano sono i ricordi e i ricordi di quelle emozioni sbiadite. Che si spolpa tutto all’osso e e la ricchezza esteriore è inutile di fronte alla Fine.
    Prego!

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 16:02 #

      Spero più di sera che di mattina, giusto per augurare almeno un buon inizio di giornata 😉
      Alla fine i ricordi non scompaiono, piuttosto affiorano vecchi residui di qualcosa che magari davamo per sepolto, scomparso. La nostra ricchezza, il bagaglio che avremo alla fine del percorso sarà proprio rappresentato da ciò. Ma c’è anche la critica alla fama, la Dea che dissangua la sua vittima e che forse non meritava di essere il fulcro della propria esistenza.
      Ma in ogni caso, che brividi!
      Un abbraccio!

  5. tramedipensieri 26 ottobre 2013 a 00:21 #

    Mitico Johnny Cash!

    A me piace la tuo poesia….molto bella Andrea! 🙂

    Calano le luci e scende il silenzio.
    Si apre il sipario.
    Ché la Dea rivendica il suo compenso.
    Schiude le sue ali nere,
    assaporando il mero frutto
    e il rosso liquido
    dell’anima esanime.

    buon domani
    .marta

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 15:54 #

      Grazie mille .marta, contento ti sia piaciuta 🙂
      Un sorriso e un buon inizio settimana a te 🙂
      Andrea

  6. ombreflessuose 26 ottobre 2013 a 14:04 #

    Country man leggendario e unico.
    In Hurt sembra che Johnny voglia fare pace con sé stesso e la vita ( solo mio pensiero)
    Ho molto apprezzato la cover Personal Jesus dei Depeche che a mio avviso la sua interpretazione è magistrale
    Grazie Johnny per le mozioni che ci hai e ci regali tuttora
    Ti abbraccio
    Mistral

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 15:50 #

      Non conoscendo ‘Personal Jesus’ sono corso ad ascoltarla e mi è subito entrata sotto pelle. Cash mostra lì come in Hurt una grande sensibilità e maturità, ma soprattutto una profonda spiritualità. Appena sentita Hurt ho avuto la tua stessa sensazione, un uomo che si accorge gli errori compiuti lungo il percorso e la richiesta di una salvezza o di una seconda possibilità (sostenute dagli ultimi versi della canzone).
      Emozionante Johnny sì.
      Un sorriso a ritmo della sua musica
      Andrea

    • Amor et Omnia 27 ottobre 2013 a 17:04 #

      vero dolce Mistral, questo brano nella cover di Depeche… eccezionale.. grazie per avermelo portato alla memoria.. emozione..A,

  7. ludmillarte 26 ottobre 2013 a 16:12 #

    un’importante testimonianza che l’avere non paga più di tanto, non compra amicizia e sentimenti veri. anche le pareti del cuore rimangono spoglie, peccato capirlo forse tardi. credo che la nostra specie conti un notevole numero di persone che basa la propria esistenza esclusivamente sull’avere.
    (complimenti per le 10.000! ma nella canzone non erano solo 10?! eeh, tutta questa promiscuità… ;))

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 15:43 #

      Come sempre in sintonia io e te 😉 Ciò che mi ha sempre attratto di questa canzone è il contrasto di una vita votata (forse, ignoro la sua biografia personale) alla fama e l’accorgersi della sua vacuità: ‘If I could start again, a million miles away, I would keep myself’. E qui Cash è tremendamente sincero, sofferente, fin quasi esausto. Il suo avere più grande è forse stato l’amore della moglie che si spegne pochi mesi prima di lui, uniti insieme nella vita e nella morte. Quell’amore il vero dono più grande di tutta una vita.
      (eheh grazie grazie grazie, nonostante questa mia promiscuità :p)
      Un abbraccio 🙂

  8. melodiestonate 27 ottobre 2013 a 08:10 #

    sempre emozionanti le canzoni di Johnny Cash!……

  9. Nicola Losito 27 ottobre 2013 a 13:58 #

    Pensa il caso! Ho intercettato Johnny Cash su You Tube solo tre settimane fa e la canzone che mi era sembrata più consona alle mie corde è stata proprio Hurt. E oggi mi capita di leggere il tuo post con la disanima, profonda, di questa canzone.
    Bravo e grazie.
    Nicola

    • Andrea Magliano 27 ottobre 2013 a 15:36 #

      Le coincidenze 🙂 Personalmente ho scoperto questa canzone sempre per caso anni fa grazie a uno spot pubblicitario, da lì mi sono informato. Come per te, ‘Hurt’ resta tra le mie preferite di Cash, specie per via dell’enorme sensibilità e tocco personale che il cantante ha saputo donargli. Grazie a te Nicola per aver apprezzato queste osservazioni. 🙂
      Un saluto!
      Andrea

  10. il barman del club 1 novembre 2013 a 21:33 #

    grandissimo… voce straordinaria, interpretazioni da favola… difficilmente sarà dimenticato
    Bel post !!!

    • Andrea Magliano 1 novembre 2013 a 23:46 #

      Una vera e propria leggenda! Lo sto scoprendo un po’ per volta, ma devo ammettere che tutto ciò che ascolto mi attrae 🙂 Grazie mille per i complimenti e soprattutto piacere di conoscerti 🙂

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