Orlan

18 Nov

Che cosa non è questo post:
– non è un inno alla chirurgia estetica;
– non è adatto ai deboli di cuore;
– non è uno studio approfondito;
– non parlerò di Lady Gaga.

Oggi torniamo bambini quando giocavamo con il Pongo, quel materiale modellabile e plasmabile per sfogare la propria creatività. Eravamo tutti novelli scultori. Artisti che affidavano ad altro da sé, diciamo un medium, la propria espressione. Facciamo però uno sforzo di immaginazione ulteriore. Proviamo a considerare il nostro corpo oggetto da lavorare fisicamente.

Orlan

Quella che vedete alla vostra sinistra è la francese Orlan, nome d’arte di Mireille Suzanne Francette Porte, e se siete stati attratti dai capelli bicolore vi consiglio di guardare più attentamente la fronte. Ebbene sì, sembrano esserci due corna sottopelle.

Orlan è una performer moderna, categoria a cui appartiene la forse più famosa Marina Abramovic. Spiego in parole semplici (e riduttive) il significato di performance: è un’azione legata a un determinato luogo e tempo in cui è imprescindibile il legame autore-pubblico e centrale il corpo dell’artista che si trasforma esso stesso in medium.

Il suo lavoro appare ben più complesso e profondo di quanto potrò descriverlo qui. Nata nel ’47 in Francia, Orlan rifiuta ogni forma di imposizione o potere, sia esso politico o religioso, nonché gli stereotipi sociali. Fervente femminista, si serve per le sue opere di ogni mezzo di comunicazione esistente e soprattutto del suo corpo come nuovo verbo.

Il suo atteggiamento di sfida lo denota a partire da quel nome senza genere, Orlan, che rifiuta la decisione genitoriale. La sua attività non si limita a una mera ribellione, ma si spinge verso una tanto approfondita quanto radicale ricerca di sé. Il corpo è il contenitore del nostro io che ci viene assegnato, ma di cui dobbiamo riappropriarci costruendolo e decostruendolo. Se operare sul corpo e sulle sue mutazioni implica uno studio dell’identità individuale e delle sue alterazioni, è altresì vero che esso rappresenta una finestra e lo strumento di comunicazione verso il mondo circostante.

Una delle opere principali dell’artista consiste in una serie di operazioni chirurgiche iniziate nel 1990 che le modificano definitivamente l’aspetto. È in una di queste che decide di farsi trapiantare sopra gli occhi due protesi per zigomi che le conferiscono così un aspetto mostruoso, mi permetto di dire luciferino.

Perché tali operazioni sono considerabili delle performance? Innanzitutto esse sono realizzate all’interno dell’ambito chirurgico pur decontestualizzato. Ogni intervento è trasformato in una sorta di palco teatrale che avviene in diretta e trasmesso sui supporti esistenti. Orlan recita testi mentre un’equipe di medici, vestiti con abiti a tema firmati da importanti nomi della moda, si muovono in una sorta di studio artistico dove il corpo di lei è il materiale grezzo da elaborare. In Omniprésence, durante l’intervento è previsto persino un botta e risposta con il pubblico collegato, oltre che una traduttrice per sordomuti. Infine, foto, garze, reliquie di ogni singola performance alimentano esposizioni e nuovi progetti artistici (Les petits reliquaires o Saint suaire n. 9, 21, …).

In queste performance, Orlan decide volutamente di non farsi addormentare e di restare vigile, pur anestetizzata. Il suo scopo non è quello di provare dolore fisico né, in un’ottica prevalentemente cristiana, di redimere i propri peccati.

Nonostante il suo carattere estremo, l’opera non è fine a se stessa, per quanto si possa non essere d’accordo. La società moderna impone attraverso i media una costante definizione di bellezza estetica a cui il singolo cerca di adeguarsi ricorrendo alla chirurgia. Qui, quest’ultima è del tutto snaturata, come è destrutturata la definizione di bellezza. Il canone di Orlan non è imposto dall’alto o servito alla consuetudine sociale. Dopo il rifiuto del nome paterno, rigetta anche il proprio corpo riplasmandolo a proprio piacimento, sottolineandone l’emancipazione femminile.

Trovo curioso notare che lo scenario che costruisce Orlan non è molto diverso da immagini futuristiche a cui l’arte bassa, come il cinema, ci ha spesso abituato per il nostro futuro. Il primo esempio che mi viene in mente è Hunger Games in cui la capitale di questa nazione futuristica è abitata da persone oserei dire eccentriche nel vestiario e nelle capigliature e androgine. E ancora nella fantascienza in cui si parla di uomini il cui corpo è tramutato in pezzi robotici se non direttamente armi. E pensiamo al successo del telefilm Nip/Tuck, successione di casi umani che affogano le proprie insicurezze nel bisturi.

Orlan decide di rimanere sveglia per favorire il dibattito con lo spettatore connesso. Il suo corpo aperto durante l’intervento è a tutti gli effetti una finestra sul mondo e soprattutto su di sé. La sala si compone di una moltitudine di schermi che espandono la scena. Orlan non è solo carne, ma essa stessa medium. Lei è l’opera e il restare sveglia le permette di guardarsi dentro e di autoconoscersi, fisicamente e non, in un vero e proprio, per quanto estremo, gioco di specchi.

Naturalmente non tutte le sue produzioni sono così violente. L’indagine del proprio io, proteso tra passato e futuro, passa per esempio per Les affiches peintes, poster cinematografici di film mai realizzati di cui Orlan, sotto varie identità e trasformazioni, è protagonista. O ancora con Self-Hybridations realizza una serie di scatti in cui il suo volto è mescolato con caratteristiche di altre estranee civiltà.

Se vi state chiedendo come faccio a conoscere quest’artista, per molti probabilmente solo pazza, è stata una figura che abbiamo studiato per un esame universitario. Durante la preparazione di questo post, però, ho scoperto che la sua influenza è stata notevole al punto da colpire l’artista più influenzabile, Lady Gaga, contro la quale è in corso per l’appunto un processo milionario per plagio per il materiale di Born this way.

Orlan Lady Gaga

Vi rimando al sito ufficiale di Orlan, con un’avvertenza ché nella home sono visibili delle zone pubiche in primo piano: www.orlan.eu.

©®aMe
Andrea Magliano

Oggi riparte l’avventura del blog. Appena finito di scrivere Countdown mi è venuta in mente questa artista con il suo lavoro per iniziare il nuovo percorso. Con questo post cerco di costruire un ponte tra il vecchio ciclo e il nuovo. Da un lato gli specchi e la ricerca di identità, dall’altra l’idea del modificare. Quel plasmare che denota dinamismo e un’evoluzione.
E all’inizio di un nuovo cammino, giunge inaspettato un premio, il Versatile Blogger Award, per cui ringrazio con estremo piacere CorvoBianco. Non lasciatevi intimorire, non becca! Correte a visitarlo che è dotato di bella intelligenza e spirito osservativo, oltre a un vasto e interessante repertorio musicale!

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53 Risposte to “Orlan”

  1. emanuele 18 novembre 2013 a 11:57 #

    non so se un genere di arte simile mi piace.
    è vero che l’arte, almeno per quanto mi riguarda, deve piacere più che essere capita. un pò come la fotografia: deve lasciarti qualcosa, ma se ti spiegano che significa perde di senso.
    ma questa forma d’arte? forse non la capisco. sicuramente non mi piace e ho bisogno di chiedere: perchè.
    a questo punto, chiedendo perchè per capire non posso chiamarla arte.

    IMHO

    ema

    PS: complimenti per il premio. meritato 🙂

    • Andrea Magliano 18 novembre 2013 a 21:52 #

      Ciao Ema e grazie assolutamente per il tuo commento. E’ una reazione che speravo di ottenere con questo esempio di performance.
      Onestamente fatico anch’io a comprendere totalmente questa forma di arte talvolta estrema (come in questo caso). Mi può affascinare, ma di certo non sarei mai uno spettatore di una di quelle operazioni chirurgiche.
      Credo che l’arte possa declinarsi su vari livelli, ma pur sempre debba lasciare qualcosa sì. Il disgusto o la rabbia è pur sempre qualcosa e personalmente il lavoro di Orlan non mi lascia indifferente, nonostante abbia io per primo bisogno di una spiegazione. Pur non condividendo i suoi gesti o possa essere di non immediata decodificazione, non è fine a se stessa o fatta solo per far parlare di sé.
      Però allora si apre una domanda più ampia, che cosa è l’arte a tutti gli effetti?

  2. corvobianco213 18 novembre 2013 a 11:57 #

    Post interessante e davvero ben scritto. Grazie, sono lusingato di ciò che hai scritto su di me. 🙂

    • Andrea Magliano 18 novembre 2013 a 21:37 #

      Grazie a te per i complimenti e ancora una volta per quel premio 🙂 Lusingati lusingati che ti sei meritato tutto ciò che ho scritto 🙂

  3. ludmillarte 18 novembre 2013 a 17:55 #

    qui mi sa che ci lasci in tanti senza parole per un po’…;) e credo sia dovuto a ciò che ognuno di noi intende per arte, ma anche al pensiero di trasformarsi con interventi chirurgici. il corpo è spesso soggetto d’espressione artistica in pittura, scultura, fotografia, danza,…senza interventi chirurgici, anzi magari messo a nudo. il corpo è per me ‘intoccabile’ nel senso che avrei serie difficoltà a farmi curare una ferita, figuriamoci a fare interventi che mi trasformano in peggio (secondo i comuni canoni estetici). capisco però che ci siano persone, come Orlan, con altra mentalità e libertà di agire sul loro corpo come meglio credono. non so quanto artisticamente potrà piacere il risultato, se di arte si tratta. ahimè, ma anche forse senza ahimè, la mia forma mentis è assai lontana dal plasmare il corpo per riappropriarsi dell’io. quanto scritto non toglie al tuo post il merito di aver condiviso un aspetto interessante della ‘mutazione’ umana e forse artistica avviata da Orlan (e qualcun altro) che probabilmente si diffonderà tra altre persone nei prossimi anni. ma non è che nei cornini luciferini c’è il trucco e contengono un filtro magico per far agire gli uomini con rara bellezza e per semper? 😉
    ciao informatissimo e sempre stimolante Andrea. buona serata 🙂

    • Andrea Magliano 18 novembre 2013 a 22:13 #

      Cara Lud, noto che vi ho ampiamente spiazzati eheh Ma sapete che è nella mia natura cercare di sorprendere sempre 😉 Aldilà degli scherzi mi spiace avervi lasciati senza parole e speravo a dire il vero di avviare un dibattito. Detto ciò apprezzo con cuore le tue argomentazioni e la tua voglia di accettare il mio tema.
      Come dicevo a Ema, sono il primo a non condividere o a non voler vivere sulla mia propria pelle o con i miei occhi un’esperienza del genere (anzi sarò onesto, mi farebbe proprio schifo e non credevo che cose del genere fossero possibili o lecite). La performance di Orlan, o meglio l’Arte Carnale, è un’esperienza totalizzante e volutamente estrema. Un conto è una trasformazione provvisoria dietro protesi removibili, come le maschere di carnevale o per un film; un conto è una radicale trasformazione. Le performance qui scelte sono le più dissacranti naturalmente. Il tema del dentro che è portato fuori lo realizza in maniera più delicata per esempio indossando un abito che riproduce il suo corpo nudo per esempio.
      Come ti accennavo implicitamente, sono il primo a non amare la chirurgia estetica. Un tema (o una piaga?) della società moderna è l’accettazione del proprio corpo per come è. Ma quante volte si sente gente insoddisfatta che vorrebbe essere diversa? Orlan lo sradica ed è lei stessa che dichiara di farlo contro Dio e il DNA.
      E chissà realmente il ruolo di quei cornini, magari contengono sul serio strani poteri o la base di una nuova performance, che con queste persone non si può mai essere al sicuro 🙂
      Ma Orlan è considerabile arte oppure pazza?
      Grazie di nuovo Lud per questo tuo contributo 🙂

      • ludmillarte 18 novembre 2013 a 22:43 #

        senza parole per un po’, ma poi arrivano eh! 😉 non attribuisco ad Orlan né pazzia né arte, semplicemente libertà di esprimere ciò che ritiene. dovrei conoscere in modo più approfondito l’argomento, ma credo che l’espressione corporea sia già così completa da non aver bisogno di essere plasmata con protesi aggiunte, tanto meno l’ Io. come scrivi tu ritrovo una non accettazione, se dichiara di andare contro il DNA (a prescindere dal contro Dio) … limite mio o suo?
        notte notteee 😉

        • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:15 #

          Eccomi di nuovo 🙂 Purtroppo come accennavo non è facile riassumere in poco spazio sia una corrente artistica sia il pensiero di un’artista. Un altro dei temi per esempio che affrontano i novelli performer è la nascita di un corpo cyborg (per esempio Stelarc) che indagano così una visione ipotetica di futuro alle porte. Alla fine il nostro corpo lo maltrattiamo e modelliamo ben benino già adesso, solo in maniera più lieve, per esempio con chirurgia estetica, tatuaggi o piercing; qui i performer, con grande coraggio o un pizzico di incoscienza o chissà cos’altro eheh, eccedono. Forse sta tutto alla nostra sensibilità. Io credo che ognuno di noi ha una voce che riusciamo a esprimere con qualche strumento e forse Orlan l’ha trovato proprio con il suo corpo e le sue trasformazioni. Personalmente, al momento mi accontento delle mie parole e della mia fantasia XD Splendido sorriso per te Lud 🙂

        • ludmillarte 20 novembre 2013 a 22:59 #

          grazieee! 😀

        • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 23:01 #

          A te 😀

  4. francissius 18 novembre 2013 a 21:32 #

    Che nome interessante Orlan!!!!! Ma anche il suo era tanto carino, Francette non l’avevo mai sentito poi! Più leggevo e più mi chiedevo dove l’avessi conosciuta, cosa che ho scoperto più avanti 🙂 Chissà se bisogna essere esperti nel capire le sue opere o avere una mente vergine d’arte e quindi lasciarsi trasportare senza nozioni. Ho visitato il suo sito, in effetti vedo le sue opere e lei stessa che si sdraia sui vari sfondi (assomiglia a Ursula, magari oltre alla Germanotta anche la Disney si è ispirata a lei!) Sarebbe interessante e curioso parlare con lei non credi? 😀 Allora arriveranno nuovi temi come la modifica e l’evoluzione qui ** ciaociao! Mi sento più acculturato adesso thanks to te 🙂

    • Andrea Magliano 18 novembre 2013 a 22:31 #

      Eh per così poco? Basta che non mi chiami maestrino che non voglio 😉 Sono contento del tuo contributo alla discussione e ti ringrazio 🙂 Chissà per la Disney! Appena ho visto la trasformazione bicolore ho pensato a Crudelia DeMon e alla sua immagine effettivamente luciferina, ma anche Ursula sembrerebbe simile! Orlan è stata una di tre artisti che ho studiato per quell’esame, tutti e tre molto particolari e con il corpo al centro dell’attenzione. Se vuoi te li consiglio, ma non so se ti piacerebbero eheh Certamente sarebbe interessante avere un confronto con lei e parlare proprio di queste sue opere, controverse e alienanti. E’ un’arte molto complessa, ricordo quando l’ho studiata che mi ha affascinato il background e le motivazioni che hanno spinto a questi gesti estremi, ma per apprezzarle al 100% ce ne vuole 😉

  5. francissius 18 novembre 2013 a 21:33 #

    ah e Self-Hybridations mi ispira molto!!!

    • Andrea Magliano 18 novembre 2013 a 22:15 #

      E’ un lavoro molto particolare effettivamente e dai risultati interessanti 🙂 Ma da amante del cinema rivaluto sempre anche i finti poster-promozionali eheh

  6. elinepal 18 novembre 2013 a 22:35 #

    arrivo un poco tardi, ma mi associo ai primi commenti: cosa è arte? non mi permetto di dare una risposta universale. però questa signora per me non fa arte ma solo autoesposizione e narcisistica celebrazione. detto questo bravo tu a proporla e ad accendere una discussione per niente banale attorno ad un tema che oramai per me, per la mia vita e il mio lavoro, è centrale.
    passo dal corvo

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:22 #

      Come vedi elinepal, sono il primo dei ritardatari eheh Grazie a te per partecipare a questa discussione, accogliendo così il mio invito. E soprattutto è interessante la tua osservazione: autoesposizione e narcisistica celebrazione. E’ un aspetto su cui poco avevo rivolto l’attenzione, ma del resto è vero che gli artisti (o presunti tali) hanno, anche nei casi più umili, un forte ego. Neanch’io riesco a dare una definizione di arte, parlo allora di ricerca di una voce e di un’espressione. Non emulerei mai né penserei mai alla scelta di Orlan, ma trovo affascinante l’idea della performer che ha trasformato concretamente se stessa nella sua più grande opera in perenne evoluzione.

  7. raccoglitrice 18 novembre 2013 a 23:25 #

    sai cosa penso Andrea? ogni arte è l’espressione della propria personalità di quel lato di noi nascosto profondo che riusciamo raramente a far emergere. Quello che lo sanno fare si completano intieramente. chi lo fa su una tela, chi su un pezzo di granito, non importa con quale mezzo corpo compreso.Quello che non mi piace è la commercializzazione dell’arte al fine di lucro ma bisogna vivere in questa società ieri come ancor piu’ oggi. Raccoglitrice 😀

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:32 #

      Ciao Raccoglitrice e ben arrivata 😉 D’accordo totalmente con le tue parole, poi si può essere d’accordo o meno sull’espressività dell’artista, ma intanto l’artista ha trovato la sua dimensione.
      Sul tema dell’arte e lucro ti riporto le stesse parole di Orlan per un’intervista del 2005: “sono molto critica sul mercato dell’arte che è molto violento, inoltre oggi gli artisti non si prendono più rischi, fanno cose per vendere senza mettersi in pericolo. Vendere è importante perché ti dà la possibilità di poter realizzare altri progetti nella maniera che si vuole e gestire dunque il proprio immaginario”.

  8. melodiestonate 19 novembre 2013 a 08:42 #

    sono daccordo con ciò che ha scritto raccoglitrice..il tuo post è da lasciare senza parole un pò tutti….sei talmente bravo e c’è sempre qualcosa da imparare passando da te..un abbraccio

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:45 #

      Non credete, anch’io quando ho dovuto affrontare questi artisti per la prima volta sono rimasto così, bocca aperta e molto alienato eheh 🙂 Ti ringrazio Sara per i complimenti però e soprattutto per il passaggio 🙂 Un abbraccio forte forte!

  9. valivi 19 novembre 2013 a 12:43 #

    Ciao Andrea, prima di commentare ho preferito dare la precedenza ad altri lettori perché questo argomento mi interessa molto e, prima di esprimermi, ho voluto ascoltare anche altre campane.

    Premetto che dietro ogni opera d’arte c’è sempre un artista e che dietro ogni messaggio (artistico ma non solo) c’è un complicatissimo e misterioso meccanismo psicologico. Io posso scomporre e ricomporre un’opera d’arte per comprendere il suo significato senza mai incontrare la psicologia dell’artista, ma qui ci troviamo di fronte a qualcosa d’inedito: il corpo dell’artista è la tela, e la psicologia dell’artista è… artefice dell’opera o parte dell’opera? Per capire appieno il significato di quest’opera dovrei entrare nella testa di questa persona e violare la sua privacy alla stregua di una macchina per leggere il pensiero ma, siccome non posso e non voglio farlo per rispetto, la sua opera resterà per sempre un mistero per me.
    Ci troviamo di fronte ad una fusione insondabile tra opera ed artista che mi lascia perplessa, ma che ci insegna una cosa importante: dobbiamo accettare e rispettare anche le persone che ci sembrano incomprensibili.

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 17:31 #

      Carissima Valivi, grazie per questo contributo 🙂 E ti dirò di più: il tuo pensiero è stato il mio stesso approccio verso questa performer e in generale verso la categoria e i suoi colleghi.
      La sua opera la trovo spiazzante e disturbante. Da un lato è affascinante la totale dedizione all’arte di cui l’artista ne diventa parte integrante al 100%, ma dall’altra si rivela oggetto assai misterioso, forse solo perché così ‘diverso’ dalle altre forme a cui siamo abituati. La tua conclusione, quell’accettazione verso ciò che non comprendiamo, è un altro dei temi toccati per l’appunto da Orlan che, scegliendo l’innesto di protesi volutamente raccapriccianti, invita sia a rifiutare l’estetica canonica sia all’accettazione di ciò che appare così diverso.
      Forse su un tuo punto sono un po’ in disaccordo. Quella psicologia che tu definisci artefice o parte di un’opera, per me resta sempre entrambe le cose: fatico a vederla come solo una molla, quanto un vero e proprio elemento plasmante inscindibile.
      Il bello dell’arte è come questa ci sappia scuotere e lasciare qualcosa. E mi sembra che Orlan abbia scosso un po’ tutti 🙂

  10. samantagiambarresi 19 novembre 2013 a 17:47 #

    Guarda, l’ultima cosa che ho notato sono appunto i capelli!

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:54 #

      Eheh ci credo ci credo 🙂 Quella foto tra l’altro mi ricorda, non so per quale motivo, Crudelia DeMon o ancora un qualche personaggio dei B-Movie degli anni 50!

  11. candidonews 19 novembre 2013 a 20:33 #

    Un’artista originale, non c’è che dire. Fare di se stessi la materia da plasmare non è da tutti!

    PS: io adoravo il pongo. Quante creazioni fatte con quella magica plastilina. 😀

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 16:57 #

      E con questa tua rivelazione sul pongo, mi sei sempre più simpatico ché anch’io ero un patito di quel magico materiale 😉 E su Orlan estremamente originale, ed è solo una di una lunghissima serie di altri performer un po’ ‘pazzi’, concedimi bonariamente il termine 🙂

  12. Nicola Losito 20 novembre 2013 a 12:51 #

    Essendo io un incapace in tutto ciò che riguarda l’arte, sono affascinato da chi cerca di crearla, l’arte. Sono affascinato dalla musica anche se sono stonato, e forse mi piace proprio perché sono stonato.
    Questo non vuol dire che apprezzo tutto ciò che viene chiamato o dichiarato arte.
    Nel caso dell’arista carnale che ci hai proposto oggi, sono a metà strada tra l’affascinato e il disgustato. Mi sono piaciute le sue maschere facciali, il suo volto trasformato in maschera. Mi ha disgustato il suo operare sul corpo, il suo stravolgere con un’operazione la sua personalità. Il non avere una via di ritorno a ciò che le è stato donato.
    Complimenti, senza se, alla competenza con cui hai presentato un’artista che non conoscevo e che mi ha parecchio incuriosito. Il suo sito istituzionale è bellissimo e, per certi versi, terribile.
    Nicola

    • Andrea Magliano 20 novembre 2013 a 17:43 #

      Grazie a te Nicola per accogliere questo tema e partecipare al discorso. E sappi che siamo in due a essere stonati, pur amando follemente la musica! E ti rivelo che un mio sogno irrealizzabile è proprio quello di saper ballare e cantare eheh
      Ciò che deduco dalla mia e dalle vostre reazioni è questa ambivalenza tra il fascinoso e l’orrido che in entrambi i casi, però, evidenzia come il lavoro di Orlan abbia lasciato un segno nella nostra persona. Forse più profondo di quello che avrebbe potuto incidere con semplici maschere, morphing facciale…
      Qui ho proposto un esempio di performer (nel corso dello stesso esame ne ho studiati altri due altrettanto ‘pazzi’ e ‘avanguardisti’) e con il progetto secondo me più ambizioso e particolare. E se appunto fosse avanguardista nel senso di precursore di un futuro destinato a essere quanto più reale e vicino?
      Nuovamente grazie per questo commento e le tue osservazioni 🙂 Un saluto!
      Andrea

  13. ombreflessuose 21 novembre 2013 a 08:21 #

    Non rimango affatto colpita da questa presunta arte, anzi…
    Alcune persone chiamano arte qualsiasi cosa.
    Anche il contadino mentre zappa ha la sua performance: schiena curva, calli e silenzio, un faticoso quadro della natura e non chiama attorno a sé medici con camici firmati per un eventuale malore o “sceneggiata”
    Non ho capito (scusatemi) cosa vuole dimostrare la Orlan
    Ma di te e dei tuoi scritti sono enormemente entusiasta
    Grazie, caro Andrea
    Bacioni
    Mistral

    • Andrea Magliano 22 novembre 2013 a 11:34 #

      Ciao Mistral e ben arrivata e soprattutto grazie per la partecipazione a questa discussione 🙂
      Detto ciò, lungi da me voler far cambiare idea su quest’artista che ho proposto per discuterne il lavoro. Quello che è l’intento della poetica di Orlan, come già accennavo, è difficilmente sintetizzabile in pochi caratteri. I suoi lavori sul corpo vogliono scardinare il concetto di bellezza classica; il mutare in corpi estranei e diversi vuole essere un inno alla diversità e alla sua accettazione; ultimo sfidare quello che appare insfidabile come il proprio DNA; ipotizzare un futuro futuribile oggi. Per farlo, prevale una dimensione di forte teatralizzazione.
      Molto estremo il suo lavoro e molto discutibile, così come per tanti altri performer moderni.
      Ancora una volta grazie per i complimenti. Ti rivolgo uno speciale sorriso 🙂
      Andrea

  14. LuceOmbrA 21 novembre 2013 a 15:02 #

    A mio avviso non è che un’evoluzione spettacolarizzata del tatuaggio e della chirurgia estetica, non ci trovo nulla di rivoluzionario, tutto sommato sono cose già viste, certo a chiamarla Arte fa molta più scena! Ma poi che cosa distingue un artista da una persona comune? Il processo creativo? ne conosco tanti che hanno fatto un disegno e se lo sono fatto tatuare addosso non è la stessa cosa? Le emozioni che suscita? anche, ma le emozioni sono molto soggettive, quello che piace a me a qualcun’altro potrebbe suscitare disgusto o indifferenza. Quanto si è disposti a pagare per un pezzo d’arte? sicuramente!
    Post interessante caro Andrea, bravo! Sorriso!

    • Andrea Magliano 22 novembre 2013 a 11:42 #

      Grazie LuceOmbrA e interessante è il tuo commento 🙂 Orlan non è l’unica ad appartenere a questa corrente di Arte Carnale che di per sé estremizza all’eccesso concetti già esistenti, come per l’appunto tatuaggi e la stessa chirurgia. Ed effettivamente qual è la differenza tra artista (vero o presunto) e non? Questa è una domanda a cui onestamente fatico a rispondere. Lo stesso Van Gogh o in campo letterario Tolkien sono stati definiti artisti post-mortem dopo una rivalutazione delle loro opere. E le sensazioni sono soggettive. Allora forse la risposta va cercata in altri ambiti ancori. Personalmente mi piace esplorare e come nella vita relazionale voglio che qualcosa mi lasci un segno, faccia parlare o emozionare. Da qui la decisione di condividere con voi questa Orlan 🙂 Un sorrisone a te e un buon weekend! Grazie ancora 🙂

  15. lucadic67 21 novembre 2013 a 19:11 #

    Mi hai fatto conoscere un’artista che meraviglia tanto.L’estremizzare il proprio aspetto rende liberi.Questo concetto e’ molto punk credo,e ricorda i capelli gelatinati e crespi dei primi pionieri di una moda che avrebbe fatto proseliti ovunque.Ebbene io ,caro amico mio,nei miei due tatuaggi,ho in effetti esternato un mio concetto personale:la liberta’ di dire e essere anche apparendo,servendomi di un simbolo,il tatuaggio,esportandolo quasi nell’io di chi mi giudica.Troppo complesso il mio discorso forse,o banale,fatto sta che l’arte puo’ essere ad personam oppure globale(come le mode).Ciao a prestissimo.

    • Andrea Magliano 22 novembre 2013 a 11:53 #

      Ciao Luca e grazie anche per il tuo contributo, che non è per nulla banale! Apprezzo il voler modellare il corpo per sentirsi liberi o finalizzato a un qualcosa di nostro, un po’ meno quando si riduce a una mera moda (faccio il tatuaggio/orecchino solo perché ce l’hanno tutti…, sono molto per la ricerca di una propria individualità piuttosto di un’omologazione). Tu i tatuaggi e io un piercing che per me significa tanto, tra cui una liberazione da problemi e una maschera che mi era stata cucita addosso. Ma l’idea di Orlan come estremizzazione dello stile punk mi è nuova, non ci avevo mai pensato. E allora si apre un’ulteriore domanda: Orlan e i suoi colleghi resteranno una voce isolata o saranno realmente i precursori di questo futuro in cui il corpo sarà plasmabile ancor più in modo eccessivo? Dovremo aspettare e intanto guardarsi intorno.
      Nuovamente grazie Luca per questo commento e contento di averti fatto conoscere questa performer. Un caro saluto 🙂

      • lucadic67 22 novembre 2013 a 15:46 #

        Ciao Andrea . Penso che fino a quando si esterna in uno spettacolo il proprio punto diciamo estetico personale,non avremo riscontri nella gente.Credo che quando l’esternare o promuovere un simbolismo sul corpo nasce dalla strada, ,sara’ più un brand da massa e quindi più copiato .ciao Andrea a presto.

        • Andrea Magliano 22 novembre 2013 a 20:53 #

          Su questo sono un po’ in disaccordo. Forse è più facile che qualcosa sia accettato/condiviso dal basso, ma è anche vero che c’è un sistema di influenze reciproco tra spettacolo e non e molto dipende dal carisma. Però è solo una mia opinione 🙂 Ancora una volta grazie per le tue osservazioni. A presto!

  16. nerodavideazzurro 22 novembre 2013 a 13:52 #

    Atavico dilemma.
    L’arte è ricerca spirituale, espressione del Sé, trasmissione d’esperienze o ispirato estro creativo/manipolativo?
    Secondo il mio modesto parere può essere un po’ di tutte queste componenti mescolate insieme a percentuali variabili.
    Possiamo poi discorrere di cosa sia lo “stato dell’arte”, inteso come sviluppo di tecniche e modalità d’espressione artistica mediante l’utilizzo di materiali, sostanze, strumenti ed apparecchiature, ben più variabile d’epoca in epoca.
    Quel ch’è basilare ad ogni modo è che l’opera colpisca l’attenzione non solo estetica (che comunque ha gran peso) ma smuova pensieri.
    Un saluto 🙂

    • Andrea Magliano 22 novembre 2013 a 14:43 #

      Qui le risposte si fanno via via sempre più interessanti, non c’è che dire! E grazie anche a te Davide per partecipare! Hai ragione, l’arte è un po’ tutto di quello che hai detto così come nulla di ciò, forse sta al presunto artista attribuirne il proprio significato. C’è chi sfrutta l’ ‘arte’ a fine commerciale, chi come elemento di indagine del sé e di altri. Personalmente sono convinto nella necessaria ricerca di trovare una propria voce e di incanalarla su un determinato canale/strumento, quello stato dell’arte. Mi trovi d’accordo, come accennavo in qualche altro commento, sulla necessità di un’opera di non lasciare indifferente, anche se come si diceva è pur sempre qualcosa di estremamente soggettivo e accontentare, piacere, disgustare tutti non si riuscirà mai eheh
      Un carissimo saluto a te 🙂

  17. samantagiambarresi 23 novembre 2013 a 10:48 #

    Spero che i dolcetti ti piacciono, buon fine settimana: http://samantagiambarresi.wordpress.com/2013/11/22/super-sweet-blogging-award/

    • Andrea Magliano 25 novembre 2013 a 16:09 #

      Anche se in ritardo (colpa mal di testa ormai perenne), i dolcetti sono sempre graditi che sono un golosone in realtà 😉 Grazie mille Samanta, sei gentilissima 🙂 Un buon inizio settimana! 🙂

  18. umoreumorismo 25 novembre 2013 a 23:52 #

    Interessante forma d’arte.. Il problema riguarda il messaggio-quando la forma comunicativa e cosi violenta, che accade al contenuto? Arriva a destinazione? Non credo.. Io personalmente accetto le provocazioni (molte, non tutte), ma temo che per molti le provocazioni rimangano tali. E tutti dicono:”è una pazza!!” per allontanare l’idea di non aver capito.. 😉 E questa è quindi arte fine a se stessa!

    • Andrea Magliano 26 novembre 2013 a 17:01 #

      La tua osservazione è molto interessante e valida. Aggiungo al tuo commento che alla fin fine le provocazioni si rivelano spesso un’arma a doppio taglio: da un lato ci spingono a informarci/guardare un’opera; dall’altra ne sostituiscono la finalità e di quell’opera ricordiamo esclusivamente la sola provocazione, perdendone per l’appunto il senso. Inoltre, è sì violenta, ma anche di immediata comprensione?
      Grazie mille per questo commento 🙂

      • umoreumorismo 26 novembre 2013 a 17:30 #

        Concordo😄
        Riguardo all’immediata comprensione.. Dalle tue parole traspare l’idea che non sempre lo sia, e concordo pure qui 😉
        Comunque ho letto che la sua nazione (Francia), le ha dato delle onoreficienze.. Da noi il massimo riconoscimento sarebbe la TV – qualche show bizzarro, o a Striscia nella rubrica “nuovi mostri”! 😜

        • Andrea Magliano 26 novembre 2013 a 18:00 #

          Eheh (tristemente) veritiero! Qui da noi la sua opera sarebbe stata ridicolizzata a priori e introdotta da qualche concorrente del Grande fratello o da Belen Rodriguez magari, brrrr che ansia! Pensa che in Francia le fu assegnata anche qualche cattedra in Accademia! 🙂

  19. paroleacapo 27 novembre 2013 a 08:52 #

    L’ha ribloggato su cristina capodaglio.

  20. passoinindia 8 dicembre 2013 a 10:08 #

    Interessante post anche se devo dire che la sua è una forma d’arte quasi “punitiva ” di se stessa. Si priva del nome e dei suoi connotati originari. Non sarà mica una mancata accettazione di se stessa che si tramuta in forma d’arte …? Non dico per il profitto, ma giusto per non incasinarsi il cervello e spendere cifre da capogiro dallo psicologo, Mi permetto di fare ironia perché ci conosciamo. Andrò sul suo sito e ne riparliamo. In realtà volevo salutarti.

    • Andrea Magliano 9 dicembre 2013 a 17:45 #

      Eheh ma mi sa che lo psicologo si è offerto di assisterla gratis dopo alcune di queste opere d’arte 😉 O forse ha deciso di inseguire la strada più lunga verso la propria accettazione, di rivoltarsi come un calzino e ripartire da un foglio bianco, chissà 🙂 Ti ringrazio per il passaggio, è un piacere risentirti 🙂 Un abbraccio!

  21. manutheartist 12 gennaio 2014 a 14:53 #

    uhm…beh sicuramente leggendo il tuo post (complimenti per il dettaglio e la ricchezza dei contenuti e argomentazioni!) e andando a visitare il sito dell’artista, la prima reazione è di sicuro molto forte. Penso che posso provare in una certa misura, un senso di ribrezzo, addirittura di disgusto o di negazione. Però, allo stesso tempo, divento subito curiosa di saperne di più, di capire qualcosa di più…
    E allora, in quel preciso istante comprendi che l’artista ha ottenuto la tua attenzione, e di conseguenza ha colto nel segno e ha raggiunto il suo obiettivo.
    Di sicuro è un’artista dei nostri tempi, controversa ma efficace.
    Interessante davvero, anche se alla prima impressione, magari non piace.

    • Andrea Magliano 13 gennaio 2014 a 19:07 #

      Ciao Manu, ben ritornata e grazie per i complimenti. Orlan, assieme a Marcel.lì Antunez Roca e Stelarc (performer che in modo sempre discutibile affrontano il tema del corpo e delle tecnologie moderne) è stato oggetto di studio universitario ed è stata una piacevole sorpresa! La mia reazione è prevalentemente quella da te descritta. Un po’ di disgusto e incredulità, poi il tentativo di comprenderne il perché e infine l’accettazione. E tuttora in me, c’è questo diverbio tra apprezzo la poetica dell’artista, ma non sopporterei la visione (assolutamente soffrirei vedessi un’operazione chirurgica) di una sua opera. E in questa sospensione trovo a sua volta un fascino particolare, devo ammetterlo!

  22. Carenini Bruno 13 gennaio 2014 a 13:37 #

    🙂 Davvero inaspettato questo intervento che folgora la mia consapevolezza di scarsa erudizione su talune tematiche… perché consapevolezza ? Perché maggiormente ferrato sull’autrice del plagio e molto meno sul soggetto originale. A parte ciò fatico a connettermi con questo tipo di pensiero che, e qui condivido il dna dell’artista non è che esibizionismo all’ennesima potenza celato da ribellione e controtendenza seppur tendenza vuol proporre. Mah ! mi faccio una tisana prima che che mi appaia in sogno accanto a Donatella Versace 🙂 Un sorriso, grazie Andrea !

    • Andrea Magliano 13 gennaio 2014 a 19:18 #

      Eheh che paura l’immagine di Donatella, ormai più artificio che realtà! Ma tranquillo, in molti (me compreso) conosciamo più Gaga che Orlan 😉 Se non fosse stato quel corso di studio, probabilmente neanche ne avrei mai sentito parlare. Credo che intrinsecamente nell’animo di un’artista ci sia una buona dose di narcisismo, che qui cerca di rielaborare chirurgicamente: come dire la mia faccia non fine a se stessa. E’ una sorta di femminismo estremo o un irreversibile processo di scoperta umana. Ma di fatto chi ha il diritto di definire ciò che è bello o brutto? Condivido la tisana e via verso immagini più aggraziate e delicate eheh A te, un sorriso 🙂

  23. sherazade 19 aprile 2014 a 17:27 #

    lo avevo letto sulla e-mail ma non lo avevo ‘commentato’ nè posso farlo ora.
    Sono, le chiamano, forme d’arte ma io ne sono assolutamente terrorizzata. Orlan poi esegue quasi sempre dal ‘vivo’ cioè senza anestesia molte delle sue performances per dialogare con il pubblico.
    ‘E Dio plasmo l’uomo’ e l’uomo nel tentativo di farsi dio continua a plasmare sè stesso e l’universo.
    Non è una novità dagli esordi del mondo tribale.

    sheraciaoooooooooooooooooooo

    • Andrea Magliano 20 aprile 2014 a 21:30 #

      Parlando del corpo e di arte, ero curioso di sapere cosa ne pensavi. Non sapevo avessi letto il post, pardon.
      Preciso solo che l’anestesia c’era, ma locale perché Orlan non voleva sentire dolore, ma solo dialogare. Spesso lei per prima ammette di provare sofferenza a vedere il suo stesso intervento. E io con lei che se ho una certezza (una di tante eheh) nella vita è di non poter fare il medico! Diciamo che come per Stelarc è un arte che non sento appartenermi; nonostante ciò mi incuriosiscono le motivazioni.
      Concordo sul tuo pensiero finale in merito a ‘giocare’ a farsi dio.

      ciaociaosheradinuovobuonapasqua 🙂

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