Archivio | dicembre, 2013

La zattera – Atto III

17 Dic

Precedenti capitoli:

Su questa zattera, cullato dal mare,
perdo il mio sguardo nella volta celeste.
Giorni e giorni di navigazione
nel labirinto di onde, perdo.

Troppo disattento nel scrutare mondi,
ho confuso le lacrime con l’acqua ribollente
di un lento sprofondare
della zattera che silente si inabissa.

Suono interrotto nella notte,
ultimo ossigeno e poi sotto la superficie.
Lieve bagliore bianco illumina
la mia danza fetale sottomarina.

Mentre la zattera si allontana,
ormai non più necessaria,
troppo disattento nel scrutare pensieri,
si riaprono le cicatrici della pelle.

Fluido rosso circonda il corpo,
in un valzer di colori nell’oscurità.
E poi tutto diventa immobile
e gli occhi si riaprono.

Bagno battesimale di un corpo nuovo
in emersione dal mare, primi passi sulla terra.
Con i sensi vivi, ispirazioni assorbo
e con una matita la terra coloro.

©®aMe
Andrea Magliano

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5 Sensi

10 Dic

Riappropriati dei sensi.
Vai al di là di ciò che appare.
Trova la tua ispirazione.

(da Ispirazione, ©aMe)

2005. Reduce dal successo de I 7 peccati capitali, Magnum, sottomarchio della galassia Heartbrand (nota in Italia come Algida) e appartenente al gruppo Unilever, prepara al lancio la sua seconda serie di gelati a tiratura limitata, questa volta ispirati ai 5 sensi:

  • Aroma, gelato alla vaniglia ricoperto di cioccolato al latte e chicchi di caffè;
  • Touch, alla nocciola ricoperto di cioccolato al latte e pezzi di nocciole;
  • Sound, al cocco variegato al cacao ricoperto di cioccolato fondente e zucchero;
  • Vision, alla fragola ricoperto di cioccolato bianco;
  • Taste, alla vaniglia e dulce de leche ricoperto di cioccolato al latte.

Per l’occasione, si rivolge al regista Bruno Aveillan per la confezione di uno spot promozionale da trasmettere sulle reti televisive. Classe ’68, il Francese vanta nel curriculum una lunga serie di pubblicità nei più disparati settori, ma soprattutto presenta uno stile molto visivo e soprattutto sensoriale, con un occhio particolare verso la femminilità e la bellezza glamour. Magnum, che ha sempre fatto della sensualità, del vizio e della classe i suoi punti di forza, trova qui colui che forse più ne ha saputo esaltare le caratteristiche.

Di seguito vi propongo lo spot originale, ma con una piccola avvertenza. Visto il tappeto sonoro sconsiglio la visione per esempio in ufficio o in presenza di bambini. E nonostante ciò, trattandosi di un film sui sensi, il suono è fondamentale.

Senza la lunga premessa iniziale, immagino che molti sarebbero disorientati perché il corto (molto) poco si addice a un video pubblicitario.

Si realizza un processo inverso nella mente. Si elimina il prodotto finale e lo si disassembla nei suoi ingredienti basilari, poi liberati nell’ambiente. Se l’obiettivo è quello di stimolare i propri sensi, occorre riappropriarsene con tutte le nostre funzionalità nella loro forma più elementare. La pubblicità alimenta questa profonda immersione, rendendo similmente vero la presa tattile sulle noccioline o il profumo di vaniglia e caffè.

Si passa allora a un secondo livello. La comprensione del senso è tale quando si riesce a realizzare una fusione con il proprio corpo. Diventa cannibale il corpo che si frantuma nel motivetto che ha reso famoso il marchio Magnum. Si espleta nell’occhio femminile le cui ciglia terminano con pezzi di fragole.

L’immersione che realizza Aveillan è totale. I suoi fotogrammi rappresentano immagini pure e nitide, come fossero quadri legati l’uno all’altro. Con un’eleganza e una formalità visiva notevole, definisce nuove allegorie ora erotiche. Il suo ideale di senso e del suo riapproprio passa per un’allusione puramente sessuale, espletata proprio da quella traccia audio.

Nel video gli ingredienti diventano carne pronta a fondersi, non più in semplici prodotti alimentari. Si parte con l’odore e il tatto di due corpi che lentamente si avvicinano e si scoprono. Al vision le immagini si fanno bianche (cioccolato bianco) quasi a simulare una sorta di castità spezzata poi dal sangue vergine (la fragola). Al sound arriva l’esplosione del piacere concretizzata dal cocco frantumato, qui ricordo dell’eiaculazione maschile. E infine il taste, l’assaporarsi della passione e di due corpi ora appiccicati.

L’interpretazione che qui avete letto è una mia lettura personale, per cui magari anche sbagliata.

Ovviamente uno spot del genere, pur prezioso esteticamente, mal si adatta al suo scopo pubblicitario. L’azienda apporta alla versione definitiva alcuni tagli. Il primo è l’eliminazione della traccia audio che simula l’orgasmo, sostituito da una voce sempre femminile ma più casta che evidenzia i sensi spezzando la continuità narrativa ed eliminando analogie visive impure. Via anche le scene più esplicite in modo da contenere la durata dello spot e così il prezzo di vendita.

Resta invece coraggiosa la scelta di non inserire l’immagine del prodotto e di fare giocoforza sulla curiosità dello spettatore. Spinto dal misterioso oggetto del video, ad attenderlo sarà un doppio cartello, quello originario con i loghi, e uno con i gelati confezionati. Per chi interessato, qui di seguito.

In entrambi i casi, a mio modesto giudizio, una splendida riappropriazione sensoriale.

©®aMe
Andrea Magliano

Ispirazione

2 Dic

Apri la porta ed entra!

Debole luce rischiara la stanza circolare. Il freddo metallo del pavimento è interrotto da un pozzo vuoto e spento che si innalza nel centro. Distese di penne appese al soffitto assomigliano a lame acuminate. Dondolano in attesa di espiare la propria storia e minacciose diventano brillii intermittenti.

E poi porte. Porte sul perimetro somiglianti a schermi di vetro, silenziosi e immobili. Trasparenti finestre inanimate. Mi avvicino diffidente a una premendo la mia mano contro la gelida superficie. Vibrazione. E poi una lieve illuminazione. Lo schermo si anima. Cauto allungo il volto verso l’immagine improvvisa.

Fiocchi di bufera imperante coprono una fragile traccia immersa tra cumuli di neve. Il viandante lontano cerca la via della sopravvivenza reggendo una piccola torcia e un mantello leggero. Sembra notarmi e accelera deciso il passo verso la mia mano. C’è quasi. Afferrala…. Ghiaccio. Strati di ghiaccio avvolgono la porta, intrappolando l’uomo. E tutto si spegne.

Spaventato dalla visione mi aggrappo rapido al pozzo, immediatamente attratto da un nuovo bagliore. Questa volta è lo schermo destro a narrare.

Giace a terra, riscaldata da una candela ormai consumata, una scatola senza coperchio di fili e aghi. Nella penombra si muove una mano femminile intenta a cucire. La chiamo e lei si ferma. La candela si fa più incandescente scoprendo una serva ottocentesca seduta di spalle sul pavimento. Breve sospiro, scatto improvviso della testa. Occhi e bocca cuciti. E tutto si spegne.

Prende vita un’altra porta con me ancora paralizzato. Prima urla distanti che invocano aiuto. Poi elettrizzanti saette miste a nuvole di zolfo che coprono ogni suono. Pioggia infinita di fulmini battenti, che mi costringono ad avvicinarmi sperando di vedere oltre. E lo schermo rimbomba improvviso di colpi, spinto da agghiaccianti e disperate mani sporche di sangue. E tutto si spegne.

Rimane la porta di accesso ormai chiusa. Risplende intermittente e poi si assesta luminosa. Si estende un prato rigoglioso di fiori, ma la porta preclude l’odore. Angelica presenza al di là raccoglie un fiore portandolo al naso. Alza la fronte nella mia direzione scoprendo un viso senza volto, ma raccolto in un sorriso. E tutto si illumina dietro di lei. Non è sulla terra. È il fondale marino. Dietro si levano banchi di alghe e coralli, mentre pesci fluttuano sospesi e balene giocano in lontananza. Il verde del prato è pervaso del blu oceano.

La presenza alza un braccio indicando il pozzo. Non mi sono accorto del suo lento ribollire. Si riempe di acqua fino a tracimare. Immerse fluttuano sparse lettere e nel mezzo un’accetta che impedisce la lettura. Immergo la mano nell’acqua bollente, mentre il soffitto brilla sempre più velocemente.

Riappropriati dei sensi.
Vai al di là di ciò che appare.
Trova la tua ispirazione.

Presa l’accetta, la impazzo sulle porte sotto lo sguardo vigile ed eccitato della figura senza volto. Tremano. Si difendono. Si illuminano su mondi e sensi. Lacrimano sangue dalle ferite. E il pozzo continua a vomitare acqua e parole. Tocca alla porta sottomarina. Un colpo. Un secondo. Un terzo. E la pressione implode.

Bagliore bianco.

©®aMe
Andrea Magliano

Questo brevissimo racconto è un po’ diverso dai post che di solito propongo. Cerco di evitare il gore e la vena horror, che comunque mi appartengono, per non infastidire chi non sopporta il genere. Qui ho cercato di ridurre il loro impatto a poche immagini ché la versione originale nella mia testa era più lunga e marcata. Era successo anche in Liquefazione, pubblicato quasi un anno fa. Ma a volte le immagini (e così le parole che uso per tradurle al momento) mi aiutano a buttare fuori le nuvole nere e la stanchezza che stanziano dentro di me. Detto ciò spero che possiate gradire questo testo.
E vi ricordo l’appuntamento anche su Cinema Sperimentale per scoprire nuovi artisti e le loro opere.