Archive | gennaio, 2014

Disoccupazione

28 Gen

Mamma diceva sempre A un colloquio presentati ordinato. Camicia e scarpe eleganti e per una buona volta pettinati!
Mamma non aveva idea del moderno mondo del lavoro.

Rumore di onde.

Si accomodi. Ha con sé un curriculum? Il mio interlocutore legge con attenzione il documento. Di tanto in tanto annuisce, poi arriccia il naso e la fronte si riempie di rughe. Vedo che lei si è fermato alla laurea breve. Deduco che non fosse in grado di proseguire con la specialistica e che non fosse molto bravo a scuola!
Cerco di restare calmo e di spiegare brevemente. In verità, ho un diploma da ragioniere programmatore conseguito con lode e una laurea triennale in Ingegneria dell’informazione ottenuta nei tempi richiesti con 110 e lode. Il motivo per cui non ho proseguito gli studi è che…
Sono interrotto. Capisco, non è un bravo studente. Non c’è da vergognarsi. Lei non è chi stiamo cercando. Arrivederci.

Rumore di onde contro una barca.

Non bisogna farsi prendere dal panico. Il mondo del lavoro è impegnativo e i tempi purtroppo sono quel che sono. La crisi si è abbattuta duramente su tutti gli stati, uno dopo l’altro. Checché a lungo si è detto che la crisi fosse un’invenzione comunista. Sorriso in volto e via al prossimo incontro!
Buongiorno, volevo consegnare il curriculum. A chi lo posso lasciare?
Che giovanotto affascinante! Prego lo inserisca in quella fessura. Le faremo sapere il prima possibile!
Ma quello è un tritadocumenti!
Appunto. Un saluto!

Altre onde contro una barca. Iceberg a prua!

Mai demordere! La musica aiuterà a trovare la giusta carica e la colonna sonora di Rocky è ciò che ci vuole. Leggiamo qualche annuncio di lavoro sulle bacheche professionali. Chi cerca trova del resto!
Stiamo cercando un candidato di età entro i 25 anni…. Primo requisito ok. Che abbia conseguito un titolo di laurea entro l’ultimo anno… Fortuna che sono laureato da pochi mesi. Con esperienza almeno decennale nel settore… Eh? Ma si può iniziare a lavorare a 15 anni? Preferibilmente madrelingua in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese. Ho dimenticato la tequila in cucina, vado a prenderla.

Scialuppe in mare. Jack e Rose sono caduti in acqua per scansare l’iceberg.

Come puoi notare la nostra azienda si occupa di numerose mansioni. Grazie alla forza lavoro di giovani studenti costretti a fare stage gratuiti per le scuole, ci siamo potuti espandere nel mercato pubblicitario e cinematografico. Abbiamo un ramo che si occupa di casting e di organizzazione eventi. Infine lavoriamo molto sul web con l’e-commerce e il blogging.
Sembra interessante e qui avrei modo di coltivare molte delle mie passioni. Soprattutto riuscirei a mettermi alla prova e crescere professionalmente. Inoltre, le piccole aziende garantiscono un maggior coinvolgimento nei progetti e fanno curriculum. Nella fattispecie sarei molto interessato al versante cinema e pubblicità. Cala un drastico silenzio.
Ah no! Non funziona così! Tu non puoi avere due preferenze. Evidentemente non hai capito chi sei e che cosa ti piace della vita. Mi dispiace, ma quella è la porta.
Ma da quando l’essere eclettici e la versatilità sono difetti e non pregi? Meno male che ho la mia fiaschetta di tequila dietro.

Piangiamo i morti, ma almeno la nave resta a galla.

Una persona intelligente non commette due volte lo stesso errore. La prossima volta non ci faremo trovare impreparati.
Noi ci occupiamo di questo e di quello. La nostra azienda… ascolto con molta attenzione … a quale campo è interessato? Faccio la mia scelta, stavolta non sbaglierò! Ah no! Non funziona così! Lei non ha nessun diritto di scegliere, deve scendere a compromessi con il lavoro e non mi sembra disposto. In aggiunta, lei è vecchio: si è laureato oltre un anno fa e la sua laurea è vecchia. La porta è quella.
Ricordati le lezioni di yoga, caro Andrea. Non trasformarti in una banshee. Trattieni i tuoi poteri prima che la Disney decida di fare un film su di te. Chi ha rubato la mia tequila?

Rumore di onde. Rumore di un delfino che tira una craniata.

I giorni passano e le iscrizioni ai siti del lavoro aumentano. Da linkedin (sì, mi trovate anche qui) ai siti in polinesiano (lavoro è lavoro), fiaschetta dopo fiaschetta, aumenta il numero di aziende che falliscono, licenziano o che vivono cassaintegrati. Si modificano le leggi in materia, si impedisce l’assunzione grazie a istituzioni che pensano a se stesse, si trovano nuove scuse.
Mi assume?
Ovvio che no, lei non è residente nel comune dell’azienda.
Ovvio che no, lei non è una donna di bella presenza.
Ovvio che no, lei ha una laurea. Sul mercato del lavoro costa di più.
Ovvio che no, lei non ha parenti in quest’azienda.
Ovvio che no, lei non è iscritto alle suddette istituzioni.
Ovvio che no, lei ha un piercing! Sì, ma lei ha un tatuaggio in bella mostra! Embè? Io sono il capo!

Il capitano dice che una tempesta si sta per abbattere. Altro delfino.

Una chiamata da un numero sconosciuto! Oddio, potrebbe essere un’offerta di lavoro! Ormai il mio numero di cellulare ce l’hanno tutti, compresa la lucciola della quinta strada. Con gli occhi brillanti rispondo. Salve, le interessa uno scaldabagno? Ma non si vergogna a chiamare un povero disoccupato ancora poco poco speranzoso??? Comunque, mi parli dello scaldabagno!

Onde. Mal di mare. Tristi suonate irlandesi. Ancora delfini!

Abbiamo visto il tuo blog. Scrivi molto bene e saremmo ben felici di lavorare con te già dalla prossima settimana. Un coro di simpatiche suore intona un melodioso Hallelujah alle mie spalle. D’un tratto la gran madre è colta da un colpo di tosse e si accascia a terra. Due sorelle la issano su una barella e la portano via. Le condizioni di lavoro? Stage gratuito, full-time più straordinari, con nessuna reale possibilità di assunzione al termine.
La simpatica suora aveva già capito tutto.

Terra in vista! A urlarlo è la simpatica suora messa a vedetta.

Prima o poi troverò il coraggio di farlo e di lasciarmi tutto alle spalle. Quando anche l’ultimo briciolo di speranza mi avrà abbandonato. Rigiro tra le mani il biglietto di sola andata. Non c’è indicata nessuna data. Mi hanno detto di inserirla la mattina della partenza.
Qual è la mia colpa? Quella di avere un sogno e aver cercato di realizzarlo? O quella di non essere ricco, raccomandato, facente parte di un gruppo politico o religioso? Ché non può essere solo fortuna.
Giorno dopo giorno, crolla la fiducia verso un paese che non ha sufficientemente creduto in me. Raccolgo i sogni e li custodisco gelosamente nella valigia. La chiudo a chiave e la nascondo nella speranza che non me li portino via. Non anche questi.
Domani sarà un altro giorno.

Stritolo nervosamente la mia coppola in mano.
Il viaggio è stato lungo, ma Ellis Island è finalmente davanti a me.
In coda per il mio turno, attendo…

©®aMe
Andrea Magliano

Nota dell’autore. Gli eventi sono romanzati, ma veritieri. Sono stati omessi episodi, il rapporto con agenzie interinali, scuole o precedenti esperienze di lavoro. Il post non va inteso di bandiera politica. Sono solo uno di milioni disoccupati che racconta la sua esperienza.

Diesel

20 Gen

Abituati a un marketing più tradizionale, basato su carta e televisione, lo sviluppo di Internet ha reso possibile la crescita di nuove forme di comunicazione meno convenzionali. Una di queste, il viral marketing, sfrutta le potenzialità della rete per diffondere il proprio messaggio rielaborando il concetto del passaparola.

Il promotore della campagna costruisce un messaggio originale che affida consapevolmente a pochi soggetti. Questi, spinti dalla natura del contenuto, sfruttano i mezzi della rete per condividere inconsapevolmente quell’idea, raggiungendo un target così più vasto. La diffusione del messaggio è pari a quella di un virus, con una crescita esponenziale del pubblico infetto.

Qualsivoglia, questo stesso post è figlio di questo virale, seppure fuori tempo massimo.

Un numero sempre più grande di imprese di vario settore, soprattutto in ambito cinematografico, hanno sfruttato queste potenzialità. Tra queste figura la Diesel che nel 2008 ha commissionato all’agenzia The Viral Factory la realizzazione del seguente video promozionale, capace di generare 4 milioni di visualizzazioni nella prima settimana e oltre 30 nel lungo termine.

Nata nel 1978 in Italia, la Diesel nel corso degli anni ha iniziato a ricoprire un ruolo internazionale nell’industria dell’abbigliamento e degli accessori. Precursore sull’uso di internet, con un particolare occhio di riguardo alla comunicazione e alle collaborazioni trasversali, si rivolge alla cultura pop giovanile.

In occasione dei 30 anni del marchio, l’azienda sviluppa una campagna dal tema Dirty Thirty o XXX diluita in tre step. La prima fase consta del lancio in rete del video di cui sopra. Il film termina con poche informazioni, 11 ottobre 2008, 1 party, 17 paesi. Seconda manovra è la realizzazione di quelle feste a tema anni ’70, con tanto di dj set, in location e città debitamente selezionate. Infine, attraverso un indirizzo web segreto, ora non più attivo, l’indicazione di una data e di alcuni luoghi in cui potere acquistare i noti jeans al prezzo speciale di 30€.

Soffermandoci soltanto sul video, per molti addetti del settore e non, Diesel realizza una delle più interessanti e importanti campagne virali. L’idea di base associa i 30 anni del brand (in numeri romani XXX) all’industria pornografica (generalmente identificata con quelle tre lettere), oggi vintage, degli anni ’70. Per non ricadere nella censura e ricordando l’obiettivo primario del video, l’effetto cartoon si sovrappone alle immagini esplicite sottolineando l’idea della festa, tra musicisti, cibo e giochi. A far presa sullo spettatore è l’effetto straniante di quelle sequenze, la smaliziata incredulità di assistere a un porno mascherato e per la stessa maschera adottata.

Approfondendo l’analisi, il concept rivela alcuni punti a suo favore, gli stessi che ne hanno decretato il successo. Diesel, sempre mirata in una comunicazione strategica sopra le righe (per lei il fotografo LaChapelle realizza la foto del bacio omo di due marinai nel ’94), porta con sé i valori della trasgressione e dell’eccesso. Con questo video sembra spingersi oltre, quasi a voler dire mai darci per scontati. C’è il gusto dello shock. Il brand, entrato nel tempo nell’immaginario culturale pop, realizza un’opera che più pop non poteva essere, sfociando nel kitsch ed elevandosi a cult istantaneo.

I 30 anni del marchio sono l’occasione inoltre per alzare l’età media del target. La scelta del porno vintage e dello stile demodé del cartoon tradizionale non sono solo motivati dalla data di nascita dell’azienda italiana, ma da una precisa volontà di strizzare l’occhio ai trentenni e oltre.

Il successo del virale è sostenuto dalla nomea del marchio. Ma un’altra azienda avrebbe potuto avere lo stesso impatto? A voi il giudizio.

©®aMe
Andrea Magliano

Informazioni di servizio. Un grande ringraziamento e doppio sorriso ai blogger 65Luna e Nicola Losito per avermi nominato per lo Shine On Award. Vi rimando a loro, tra foto, poesie e racconti, la carissima 65Luna, e resoconti, vignette, discussioni, il gentilissimo Nicola. Due blogger da non perdere!
Continua la collaborazione con Cinema Sperimentale, con la visione del corto Steps di Rybczyński, rivisitazione post-moderna della Scalinata di Odessa, tratta da La corazzata Potëmkin, incontro/scontro tra tecnologie e americani e sovietici.

Scream 4

14 Gen

Nell’immaginario horror Wes Craven, padre di celebri pellicole come Nightmare on Elm Street e Scream, si è distinto per lo stile dissacrante, tra critica sociale, comicità e metatestualità, e la particolare attenzione verso gli adolescenti, simbolo del nostro futuro.

Nei suoi film i ragazzi sono spesso vittime innocenti degli errori commessi dalle passate generazioni, ree di aver macchiato con il sangue il domani. Così in Nightmare, Freddy Krueger si vendica dei genitori uccidendo i figli, là dove nessuno può salvarli.

La critica di Craven segna un decisivo passo avanti con il primo Scream. Nel film, una città di provincia è scossa da un serial killer coperto da una maschera di Halloween, Ghostface, ispirato al celebre Urlo di E. Munch. Sviluppando la fobia verso lo straniero e l’altro da sé, tutti sono potenziali vittime e carnefici. Ma soprattutto mostra dei giovani per cui realtà e finzione sono flebilmente separate.

A essere colpiti non sono più solo i demoni dell’America, ma quello stesso genere cinematografico che ha reso celebre il regista. Per l’intera pellicola, Craven si diverte con il suo pubblico costruendo un teatro degli orrori in cui le sequenze di omicidi sono alternate a momenti di ilarità, al punto da frastornare e chiedersi Ma è un horror o una commedia?

Il regista gioca volutamente con questa contraddizione, evidenziando topoi e archetipi di un genere spesso sottovalutato e ingiustamente criticato, sottolineandone limiti e possibilità. Dissemina il film di indizi (celebre l’apertura con Drew Barrymore a cui il killer chiede telefonicamente quale sia il suo horror preferito). Costruisce un almanacco di regole ferree da rispettare e le esplicita attraverso i personaggi della sua recita, che tuttavia canzonano consapevolmente e puntualmente sovvertono.

Ci sono regole precise che devi rispettare se vuoi sopravvivere in un film dell’orrore: non fare sesso, non ubriacarti o drogarti, non dire ‘Torno subito’, non rispondere al telefono, non aprire la porta, non cercare di nasconderti.

Scream 4 PosterNel 2011, Craven torna sull’argomento con il quarto capitolo, ambientandolo 15 anni dopo nella stessa cittadina. Sidney Prescott, la sopravvissuta, vi ritorna per promuovere il suo libro autobiografico. Alla vigilia del suo arrivo, un nuovo Ghostface torna a mietere vittime tra i liceali e in pericolo c’è la cugina di Sidney, Jill. Questa volta il serial killer sembra ricalcare gli eventi della prima strage, ma con nuove e potenziate regole.

Scream 4 dà l’occasione di espandere l’argomento. Recuperando alcuni personaggi della vecchia trilogia, mette sul campo due squadre, gli adolescenti di ieri ora adulti contro quelli di oggi. Tutti sono sospettabili e i feriti ricadono su entrambi gli schieramenti, ma a poco a poco si fa evidente per chi parteggia il regista.

Si ride meno e il film sembra pervaso da una profonda malinconia. La nuova generazione è dipinta più gretta, votata all’egoismo dei propri obiettivi per cui ogni legame o ideale è sacrificabile. La generazione 2.0, sempre collegata (ma sola) su Internet o al cellulare, sommersa da immagini di nera violenza, si è fatta più insensibile e superficiale. Per loro, sono più importanti le ferite fisiche che quelle dell’anima.

Il metatesto cinematografico si determina a partire dalla collocazione di Scream 4 all’interno della saga. È un sequel (un capitolo successivo della narrazione), un remake (un rifacimento più o meno fedele del lontano numero uno) o un reboot (parto da una storia nota, ma ne derivo una nuova)? Niente di tutto questo ed eppure tutto.

Craven omaggia se stesso citando le scene cardine dell’originale. Lo stesso killer è un simulacro del precedente, seppur aggiornato. Così come le regole, dove non basta essere vergini per sopravvivere (rimando hollywoodiano alla tradizione cristiana per cui il sesso prematrimoniale è peccato), fedelmente mutano. Il regista poi rende tutto surreale con la maratona di Stab, film dentro al film ispirato agli eventi del primo Scream, entrambi divenuti oggetti di culto.

I giovani non conoscono i classici del genere, ma una loro mera imitazione attraverso l’esplosione di discutibili e dimenticabili remake da parte dell’industria di intrattenimento, nonché dalla loro deriva comico-demenziale (seppure con piccole perle come Zombieland o L’alba dei morti dementi). Assuefatti dall’efferatezza della morte, in un crescendo di episodio in episodio, la trama si assottiglia all’inesistenza o ripiega sulla vuota autoreferenzialità, qui esemplificata dal triplice inizio di Scream 4 che a sua volta fa il verso a numerose saghe.

Per concludere, l’accusa ai mezzi di comunicazione di consumare frettolosamente le notizie senza il giusto grado di approfondimento, elevando persino i carnefici a moderni eroi.

La tragedia per una generazione è sempre uno scherzo per quella successiva.

©®aMe
Andrea Magliano

Minimalismo

7 Gen

Don’t you think that it’s boring how people talk?
Making smart with their words again, well I’m bored

Tempestati di informazioni, da nascita a morte
Si susseguono parole e colori di voci monotone
Che di maschere ipocrite avvolgono il volto informe

Getting pumped up from the little bright things I bought
But I know they’ll never own me (yeah)

Decodificando sovrastrutture, primi passi muovo
Che il possesso esteriore porta alla povertà
Che nel minimalismo interiore vige la nuova ricchezza

Baby be the class clown, I’ll be the beauty queen in tears
It’s a new art form showing people how little we care (yeah)

Parole casuali volando nell’aria in picchiata scendono
In fiumi impetuosi di lettere, a volte colpiscono
Che nonostante gli schizzi si impara a camminare

We’re so happy, even when we’re smilin’ out of fear
Let’s go down to the tennis court and talk it up like yeah (yeah)

Della paura non voglio essere il nutrimento
Bensì della paura voglio cibarmi
Che nel buio pur sempre un cuore pulsa (yeah)

Everything’s cool when we’re all in line for the throne
But I know it’s not forever (yeah)

Obiettivo mi pongo, quel trono agogno
Pavimento luminoso dentro di quiete e felicità
Che del mio reame e delle mie strade sarò sovrano

I fall apart with all my heart (yeah)
And you can watch from your window (yeah)

©®aMe
Andrea Magliano

Nella costruzione della nuova storia del blog, aggiungo un altro, per me difficile, tassello. Intrecciando la narrazione con la canzone Tennis Court di Lorde, ora avvicinandomi e ora allontanandomi, invito a non sottovalutare il videoclip. Realizzato con un’unica ripresa con la cantante in controluce, fa del minimalismo estetico formale la sua cifra spostando il racconto su tre livelli (testo, volto, luce).