Archivio | novembre, 2013

Pushing Daisies

26 Nov

C’era una volta la città di Coeur D’Coeurs dove viveva il giovane Ned.

Il bambino aveva un dono: era capace di riportare in vita i morti. Lo aveva scoperto un soleggiato pomeriggio resuscitando il fido cane Digby dopo che era stato investito. Ciò che non vide è che mentre il cane tornava a scodinzolare un povero scoiattolo smetteva di respirare.

Ned era innamorato della sua vicina, Chuck. Durante una delle sue contemplazioni, la madre di Ned cadde a terra inerme. Ned la toccò e la madre, aperti gli occhi, disse Ops, devo essere scivolata! e come se nulla fosse si diresse verso il forno ché il timer era suonato. In quel momento un infarto stroncò il padre di Chuck.

La notte ben presto arrivò e Ned stava per ricevere il tanto desiderato bacio della buonanotte dalla madre. Ma lei al sol sfiorare il figlio chiuse gli occhi, questa volta per sempre.

Furono celebrati i funerali dei genitori e al cimitero Ned e Chuck si guardarono e si scambiarono il loro primo, ma anche ultimo bacio, prima di prendere strade diverse.

Il dono di Ned aveva tre regole: un tocco la vita; due tocchi la morte eterna; poteva riportare in vita qualcuno per un minuto senza conseguenze, ma dopo 60 secondi sarebbe morto qualcun altro se il resuscitato non fosse tornato alla morte.

19 anni dopo Ned è divenuto il fabbricatorte del Pie Hole dove cucina esclusivamente con frutta marcia. Quadra i conti aiutando l’investigatore privato Emerson Cod, amante dei libri pop-up e del cucito, a risolvere omicidi chiedendo al cadavere il nome del proprio assassino. Ned ha una cameriera, l’ex fantina professionista Olive, perdutamente innamorata di lui.

Un giorno scoprono il caso della morte di una certa Charlotte. Il fabbricatorte riconosce in quel volto la giovane Chuck e nonostante le controindicazioni del suo dono le regala una seconda vita.

Pushing daisies (letteralmente Spingendo le margherite) è una serie televisiva dell’americana ABC. Presenta soltanto 22 episodi in due stagioni. Nonostante le ottime recensioni, il serial si è trovato schiacciato dallo sciopero degli sceneggiatori americani e snobbato dal grande pubblico, incontrando così la fine prematura..

Il telefilm è una commistione di generi distanti tra loro, che ne aumenta l’effetto straniante. Da una parte è un crime. Ogni puntata introduce un nuovo omicidio da risolvere, ma ne rifiuta l’elemento gore e la violenza. Dall’altra è un fantasy, antesignano di alta classe e originalità dei moderni telefilm sulle fiabe. La storia si sviluppa sotto la guida di un narratore onnisciente che ci conduce tra personaggi estremamente eccentrici e dialoghi surreali, ma mai demenziali e sempre adulti. Definisce un mondo che è un’esplosione di colori dal tempo incerto, un po’ moderno e un po’ vintage.

La serie presenta caratteri amorali. Il fabbricatorte ha un dono potente, fin sacro, nelle proprie mani, ma lo sfrutta per quadrare i conti in rosso del locale. Decidendo di riportare in vita Chuck, è consapevole che qualcun altro dovrà morire al suo posto.

Il tema centrale della storia è però l’amore platonico. Scoprendo a sue spese le controindicazioni del dono, Ned può accarezzare il cane Digby solo con un bastone-protesi. Riportando in vita Chuck sa di non poter più sfiorarla pena la morte definitiva di lei. Ma sa anche che ne è ancora perdutamente innamorato e quella seconda chance è il suo dono più grande. E i due si accorgono di corrispondersi.

Intimorito da questo potere e da un background privato di solitario dolore, Ned non conosce le sensazioni di abbracci e baci e rifiuta ogni forma di contatto. Per paura di trasformarsi nel carnefice della bella Charlotte incrocia spesso le braccia dietro la schiena. Per Ned la situazione si complica quando di tanto in tanto Olive cerca di stuzzicarlo per provocargli una reazione (fisiologica) o quando si accorge di essere escluso dai gesti più banali, come un battere cinque o afferrare Chuck quando sta cadendo.

La difficoltà di un amore irrimediabilmente impossibile apre però le porte all’originalità cosicché i due escogitano nuovi modi per far vivere questo sentimento. Appaiono dolci i due amanti che inconsapevoli rivolgono entrambi la mano al muro che li separa come se si stringessero l’uno all’altra. Geniale il fabbricatorte che installa un vetro con un buco con guanto tra i posti anteriori della macchina. Dolci quando incrociano ognuno le proprie mani e affidano ai loro sguardi quel bacio tanto sospirato. Splendidi e magici quando usano la pellicola:

Il dio Amore così spiazzato passa al contrattacco. Il potere di Ned deve restare segreto e Chuck non può tornare alla solita vita dalle zie, ex sirene del nuoto sincronizzato, oggi depresse e nevrotiche e una con un occhio solo, perso mentre puliva la lettiera dei gatti. Né Chuck è a conoscenza che la vita del padre è stata barattata per prolungare di poche ore quella della madre di lui, seppur in un innocente incidente di formazione.

Ned e Chuck sono lì, in apparenza poco distanti, ma concretamente irraggiungibili. Può oggi un amore esistere al di là della sua manifestazione fisica? Non solo sesso, che comunque ha il suo bel peso nella vita di coppia, quanto anche semplici gesti come due mani pronte a unirsi in un tutt’uno. A che cosa si è capaci di rinunciare per vivere l’Amore puro?

E vissero per sempre felici e contenti… o forse no. A voi scoprirlo.

©®aMe
Andrea Magliano

Pushing daisies

Note di servizio. Da domani inizierà una piccola collaborazione con il blog Cinema Sperimentale a cura di Marco Milone. Lo ringrazio vivamente per la possibilità. Per chiunque interessato all’arte audiovisiva, cortometraggi, film, ma soprattutto a scoprire nuove voci e sperimentazioni, beh c’è solo una cosa da fare: tuffatevi in questo mondo pieno di sorprese.
Altro ringraziamento, questa volta a Samanta, che dolce, gentile, brava e mamma indaffarata, mi ha assegnato il Super Sweet Blogging Award. Sono un golosone, ma farò uno strappo alla regola e condividerò dolci e torte con tutti per festeggiare!

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Orlan

18 Nov

Che cosa non è questo post:
– non è un inno alla chirurgia estetica;
– non è adatto ai deboli di cuore;
– non è uno studio approfondito;
– non parlerò di Lady Gaga.

Oggi torniamo bambini quando giocavamo con il Pongo, quel materiale modellabile e plasmabile per sfogare la propria creatività. Eravamo tutti novelli scultori. Artisti che affidavano ad altro da sé, diciamo un medium, la propria espressione. Facciamo però uno sforzo di immaginazione ulteriore. Proviamo a considerare il nostro corpo oggetto da lavorare fisicamente.

Orlan

Quella che vedete alla vostra sinistra è la francese Orlan, nome d’arte di Mireille Suzanne Francette Porte, e se siete stati attratti dai capelli bicolore vi consiglio di guardare più attentamente la fronte. Ebbene sì, sembrano esserci due corna sottopelle.

Orlan è una performer moderna, categoria a cui appartiene la forse più famosa Marina Abramovic. Spiego in parole semplici (e riduttive) il significato di performance: è un’azione legata a un determinato luogo e tempo in cui è imprescindibile il legame autore-pubblico e centrale il corpo dell’artista che si trasforma esso stesso in medium.

Il suo lavoro appare ben più complesso e profondo di quanto potrò descriverlo qui. Nata nel ’47 in Francia, Orlan rifiuta ogni forma di imposizione o potere, sia esso politico o religioso, nonché gli stereotipi sociali. Fervente femminista, si serve per le sue opere di ogni mezzo di comunicazione esistente e soprattutto del suo corpo come nuovo verbo.

Il suo atteggiamento di sfida lo denota a partire da quel nome senza genere, Orlan, che rifiuta la decisione genitoriale. La sua attività non si limita a una mera ribellione, ma si spinge verso una tanto approfondita quanto radicale ricerca di sé. Il corpo è il contenitore del nostro io che ci viene assegnato, ma di cui dobbiamo riappropriarci costruendolo e decostruendolo. Se operare sul corpo e sulle sue mutazioni implica uno studio dell’identità individuale e delle sue alterazioni, è altresì vero che esso rappresenta una finestra e lo strumento di comunicazione verso il mondo circostante.

Una delle opere principali dell’artista consiste in una serie di operazioni chirurgiche iniziate nel 1990 che le modificano definitivamente l’aspetto. È in una di queste che decide di farsi trapiantare sopra gli occhi due protesi per zigomi che le conferiscono così un aspetto mostruoso, mi permetto di dire luciferino.

Perché tali operazioni sono considerabili delle performance? Innanzitutto esse sono realizzate all’interno dell’ambito chirurgico pur decontestualizzato. Ogni intervento è trasformato in una sorta di palco teatrale che avviene in diretta e trasmesso sui supporti esistenti. Orlan recita testi mentre un’equipe di medici, vestiti con abiti a tema firmati da importanti nomi della moda, si muovono in una sorta di studio artistico dove il corpo di lei è il materiale grezzo da elaborare. In Omniprésence, durante l’intervento è previsto persino un botta e risposta con il pubblico collegato, oltre che una traduttrice per sordomuti. Infine, foto, garze, reliquie di ogni singola performance alimentano esposizioni e nuovi progetti artistici (Les petits reliquaires o Saint suaire n. 9, 21, …).

In queste performance, Orlan decide volutamente di non farsi addormentare e di restare vigile, pur anestetizzata. Il suo scopo non è quello di provare dolore fisico né, in un’ottica prevalentemente cristiana, di redimere i propri peccati.

Nonostante il suo carattere estremo, l’opera non è fine a se stessa, per quanto si possa non essere d’accordo. La società moderna impone attraverso i media una costante definizione di bellezza estetica a cui il singolo cerca di adeguarsi ricorrendo alla chirurgia. Qui, quest’ultima è del tutto snaturata, come è destrutturata la definizione di bellezza. Il canone di Orlan non è imposto dall’alto o servito alla consuetudine sociale. Dopo il rifiuto del nome paterno, rigetta anche il proprio corpo riplasmandolo a proprio piacimento, sottolineandone l’emancipazione femminile.

Trovo curioso notare che lo scenario che costruisce Orlan non è molto diverso da immagini futuristiche a cui l’arte bassa, come il cinema, ci ha spesso abituato per il nostro futuro. Il primo esempio che mi viene in mente è Hunger Games in cui la capitale di questa nazione futuristica è abitata da persone oserei dire eccentriche nel vestiario e nelle capigliature e androgine. E ancora nella fantascienza in cui si parla di uomini il cui corpo è tramutato in pezzi robotici se non direttamente armi. E pensiamo al successo del telefilm Nip/Tuck, successione di casi umani che affogano le proprie insicurezze nel bisturi.

Orlan decide di rimanere sveglia per favorire il dibattito con lo spettatore connesso. Il suo corpo aperto durante l’intervento è a tutti gli effetti una finestra sul mondo e soprattutto su di sé. La sala si compone di una moltitudine di schermi che espandono la scena. Orlan non è solo carne, ma essa stessa medium. Lei è l’opera e il restare sveglia le permette di guardarsi dentro e di autoconoscersi, fisicamente e non, in un vero e proprio, per quanto estremo, gioco di specchi.

Naturalmente non tutte le sue produzioni sono così violente. L’indagine del proprio io, proteso tra passato e futuro, passa per esempio per Les affiches peintes, poster cinematografici di film mai realizzati di cui Orlan, sotto varie identità e trasformazioni, è protagonista. O ancora con Self-Hybridations realizza una serie di scatti in cui il suo volto è mescolato con caratteristiche di altre estranee civiltà.

Se vi state chiedendo come faccio a conoscere quest’artista, per molti probabilmente solo pazza, è stata una figura che abbiamo studiato per un esame universitario. Durante la preparazione di questo post, però, ho scoperto che la sua influenza è stata notevole al punto da colpire l’artista più influenzabile, Lady Gaga, contro la quale è in corso per l’appunto un processo milionario per plagio per il materiale di Born this way.

Orlan Lady Gaga

Vi rimando al sito ufficiale di Orlan, con un’avvertenza ché nella home sono visibili delle zone pubiche in primo piano: www.orlan.eu.

©®aMe
Andrea Magliano

Oggi riparte l’avventura del blog. Appena finito di scrivere Countdown mi è venuta in mente questa artista con il suo lavoro per iniziare il nuovo percorso. Con questo post cerco di costruire un ponte tra il vecchio ciclo e il nuovo. Da un lato gli specchi e la ricerca di identità, dall’altra l’idea del modificare. Quel plasmare che denota dinamismo e un’evoluzione.
E all’inizio di un nuovo cammino, giunge inaspettato un premio, il Versatile Blogger Award, per cui ringrazio con estremo piacere CorvoBianco. Non lasciatevi intimorire, non becca! Correte a visitarlo che è dotato di bella intelligenza e spirito osservativo, oltre a un vasto e interessante repertorio musicale!

Countdown

11 Nov

Countdown: 0.

Era l’11 novembre 2012, 20.30 circa. Fissavo lo schermo nella stessa esatta posizione in cui mi trovo oggi come ieri. E come avrei sempre fatto, titubavo se premere quel tasto Pubblica. Ma alla fine mi convinsi.

Avevo ragionato molto su come iniziare quell’avventura. Quale doveva essere la faccia del mondo di aMe? Quale doveva essere il primo articolo che avrebbe fatto da biglietto da visita? Ignorando le reali funzionalità di WordPress, impiegai qualche settimana per rispondere. Decisi per due post pubblicati pochi secondi l’uno dall’altro, ma non nell’ordine che vi aspettereste.

L’avventura di aMe partì dal Diario di una squillo perbene seguito a ruota dal Chi sono?, in parte poi inglobato nell’About. Fu una scelta anzitempo azzardata e strana. Razionalmente spontanea, ma inconsciamente ragionata. E me ne accorgo ora. Nel primo articolo affrontavo il lavoro di una escort, figura così borderline, disquisendo sul sesso:

[…] Il sesso fa parte della vita di tutti. Non si limita a essere una parte di noi con cui convivere e lottare. Si traduce nella nostra via di fuga. Abbatte le barriere razionali e mette in mostra il nostro lato più animale. […] Non intendo solo il denudarsi come lo spogliarsi dei vestiti, ma l’abbattimento delle barriere che ci costruiamo intorno. […]

Il blog inizia così il suo viaggio. Ho usato il sesso come metafora del ritrovarsi nudi e grezzi, privi della propria memoria. Un parto allegorico che mette di fronte una lunga strada inesplorata da percorrere, in cui (ri)scoprirsi e (ri)mettersi in gioco. Ecco perché il Chi sono? come secondo intervento.

Nella serialità televisiva si parla di una trama verticale e di una orizzontale. Nel primo caso si intende la narrazione episodica che inizia e finisce nella stessa puntata. Quando la trama si snoda su tutte le puntate allora si realizza una narrazione orizzontale. Ho cercato di applicare questa serialità qui nel blog pur non riuscendoci sempre. La maggior parte degli articoli può essere così letta singolarmente, ma anche collettivamente come un’unica storia. Molti post hanno inoltre il loro duale: Occhi BuioInnamorarsi e Partenze e addii, … Anche per queste ragioni compaiono immagini ricorrenti, come specchi, chiavi, strade, demoni, maschere.

Il blog si è trasformato nel tempo. A volte ha prevalso l’aspetto diaristico, altre quello di critica. Ci sono state incursioni sul sociale e di tanto in tanto racconti e poesie. Ho sempre cercato la versatilità per non annoiare chi scrive e chi legge. La versatilità se si realizza spinge la curiosità e descrive le sfumature della personalità. Il mondo è vario. Non si può parlare di libri escludendo il cinema, così come non si può essere felici senza essere stati tristi. Così vi ho raccontato di Kells e dei maschi da spiaggia. Vi ho portato nell’omofoba Russia e nel Giappone di Hachiko. Ho spento le luci per parlare di cecità e le ho riaccese per raccontare di un Sole innamorato. Ho descritto mari in fiamme e primi voli, zattere e passioni non sempre corrisposte.

Quando ho aperto il blog ero a terra, fisicamente e come umore. Arrivavo da un trasloco che mi ha ricondotto in casa. Non trovavo un lavoro e i miei sogni evaporavano. Ma non avevo più voglia di piangere. Volevo rimettermi in gioco e vivere. La scrittura è stata terapeutica. E i miei 23 anni sono stati tra i più belli perché è successo di tutto. Ho lavorato per qualche mese nel settore che volevo e anche se non è finita benissimo ne sono uscito con le spalle forti. Ho viaggiato da nord a sud. Ho fatto il piercing, ho una mia auto personale (che non uso), affrontato la paura dell’aereo, il mio primo viaggio in solitaria e la prima volta che ho visto la Sicilia o Firenze. Nuovi amici sui social network e nella vita vera, voi di WordPress e con alcuni ho scambiato fisicamente una stretta di mano e con altri email, sorrisi, auguri. Il bowling, il minigolf, il pubblico a X Factor, il concorso di eleganza automobilistica Villa d’Este, il corso di fotografia e una mini mostra, l’incontro con Leo Ortolani… Disegni e poesie come regali. E poi i flirt, i miei e quelli altrui. I triangoli amorosi. I litigi, i pianti e le risate. Gli insuccessi e i successi.

Perché un countdown? Nell’affrontare il viaggio mi sono fissato degli obiettivi che ritengo fondamentali per la crescita. Gli ultimi erano le diecimila visite e far compiere a questo progetto un anno di vita. Obiettivi raggiunti. E ora? Complice vari fattori e un entusiasmo diverso verso WordPress, ho valutato a lungo il da farsi concludendo il più delle volte che oggi avrei chiuso il blog. Cash e il sipario in Fama anticipavano questa scelta, così come gli ultimi interventi chiudevano gradualmente i macro temi del blog.

Nonostante la determinazione l’idea di terminare il blog non è mai stata però definitiva. C’è sempre stato un ma. Chiusa una porta si apre un portone. E ciò che vedo fuori è una nuova strada inesplorata. Vedo nuove sfide e nuove opportunità. Perché tirarsi indietro? I primi passi sono sempre incerti, ma poi si prende maggior confidenza. E dunque il blog non chiude.

Ho tenuto volutamente voi lettori per ultimi. Perché siamo onesti: questo cammino non sarebbe mai stato possibile senza di voi. Voi mi avete aiutato a piastrellare il percorso e siete stati il miglior compagno di viaggio che potessi avere. Un mi piace, un commento, lo scambio e le visite arrivano da voi prima che da me. Se il blog non chiude è grazie a chi in questi ultimi mesi ha impedito che ciò accadesse. Vorrei ringraziarvi uno a uno per questa splendida avventura, dividere un’immaginaria torta con tutti quanti e brindare a un nuovo cammino.

Spero di avervi trasmesso qualcosa in questo tempo e che vogliate ancora avventurarvi con me verso nuove sfide. Ho una nuova pagina bianca davanti a me e vorrei disegnarla con tutti voi.

Grazie di cuore.

©®aMe
Andrea Magliano

Lisa

6 Nov

“Ciò che rende Lisa più di una santarellina è la sua acuta sensibilità e la sua voglia di felicità. La natura conflittuale del dovere morale, con la sua tendenza a richiedere sacrifici personali, è rappresentata qui in tutta la sua intensità. In lei si riconosce tutta la sofferenza di un bambino precoce e sensibile che si impegna a rispettare un principio autodeterminato. Il suo grande amore per la vita e per la bellezza, che non è da meno rispetto a quello che prova per la verità e il bene, si manifesta nella frustrazione e nel dolore che esprime attraverso le melodie tristi e struggenti del suo sassofono. Kant sostiene che la bellezza e l’arte offrano la possibilità di una vita morale più alta. Quando la vita reale sembra riservare poca attenzione, se non addirittura ignorare tale possibilità, l’addolorato grido dell’anima di Lisa trova espressione nel gemito di un sassofono. Grazie al personaggio di Lisa la serie dei Simpson non ci permette di dimenticare la profondità della tragedia.”

(da I Simpson e la filosofia, pag 177)

Cara Lisa,
è da tanto che volevo scriverti. Ho provato e riprovato, ma non ero mai convinto e alla fine ho riempito un cestino! Sono un tuo grande fan da quando alla tua età ho incominciato a seguire le (dis)avventure della tua sgangherata famiglia.

Perché ti scrivo? Quando ti vedo sullo schermo provo una forte empatia. Mi identifico e mi rivedo ieri come oggi, certo con le opportune differenze. Vorrei avere per esempio anche solo un briciolo della tua immensa intelligenza e cultura. Come te, vorrei essere capace di reinventarmi con successo in nuovi e disparati ambiti dall’oggi al domani (hai persino guidato il dr. Nick nell’operazione al cuore di Homer! Io sverrei alla prima goccia di sangue!). E poi hai la testa a stella e le perle al collo!

Sai Lisa, nella tua invidiabile città mi sembri un personaggio interessante. A un primo sguardo, sembri la solita secchiona, quella casa e scuola e zero divertimento. Quello è Martin! Sei una persona curiosa che va bene (anche) nello studio. Come tutti hai i tuoi alti e bassi. Si sente la pressione, quella che ti mettono gli altri e quella che autoalimenti, perché si aspettano sempre il massimo. Però non ne vale la pena, anzi è bello ogni tanto tirare il freno e fermarsi a respirare. Non lasciarti ingabbiare nelle solite macchiette. Come quando pensavi che Maggie fosse più intelligente di te e ti sei sentita nuda e priva di scopo. Non sei una maschera.

Mi piaci perché sei precoce e sensibile. All’età di 8 anni guardi i film d’essai mentre io, pur amando il cinema, spesso mal digerisco questi noiosi polpettoni! Le tue letture spaziano dai filosofi greci al giornalino del tuo beniamino Corey. Una piccola donna adulta che ogni tanto ricorda la sua vera identità con i feticci di infanzia! Tu Grattachecca & Fichetto, io i Pokemon (ma solo perché Grattachecca non è trasmesso in Italia!).

Sei anticonformista e vedi lontano. Vegetariana, buddista, femminista… prima che tutti questi termini diventassero una moda. Sai essere buona o aggressiva. E di tanto in tanto pure ipocrita e pedante! Combatti per quel che credi, spesso utopisticamente. Sai rinunciare a milioni di dollari per un tuo ideale. Non so se ne sarei stato capace, lo devo ammettere.

Capisco che questo non aiuta a essere accettata e amicona. Magari risulti snob e antipatica. Sai cosa ti dico? Diffida da chi è amico di tutti, perché non lo è di nessuno. Non cercare di essere accettata da chi non ti merita e per loro non cambiare. Ti ricordi quando sei andata in vacanza a Little Pwagmattasquarmsettport quanti amici hai trovato che ti hanno apprezzato per quel che sei? Lo so, sono lontani e non li vedrai spesso, vorrà dire che viaggerai! Quando hai incontrato Gaga, eri rassegnata per essere la meno popolare della scuola. Mi hai commosso. Ché eri di un’emozione disarmante. Il tuo volto non era né un broncio né un sorriso, ma una spenta linea piatta che si è riaccesa quando hai capito di essere Lisa Simpson Superstar!

Ti ho visto disperata per il futuro, intrappolata dalla tuttologia e da un test attitudinale che ti ha definito casalinga. Devo ammetterlo, da sempre ho anch’io questa paura… E sono pure disoccupato! Però abbiamo dei sogni che non ci possono portare via. Abbiamo la nostra fantasia e la nostra immaginazione con cui volare. Capisco quando ti senti un pesce fuor d’acqua in una realtà provinciale a cui non appartieni. Ma siamo sempre in una goccia di un oceano vastissimo. Perciò dobbiamo solo nuotare e trovare il nostro angolino!

Mi ha colpito il rapporto speciale con il tuo sax, la chiave per fuggire verso un altro mondo di dolci visioni che disegni con le tue note. E non dare troppo peso a chi dice che non diventerai una sassofonista per via delle dita tozze. Per me lo sei, al di là della tecnica o di qualsiasi altro ostacolo. Ci sono persone che parlano dritte al cuore e tu sei una di loro.

Un saluto cara Lisa, continua a lottare 🙂

©®aMe
Andrea Magliano

AndreaMagliano_I Simpson

Filosofeggiando…

Una lettera/tributo immaginaria a Lisa Simpson. Per chi volesse conoscerla, vi rimando ad alcune puntate: Lisa sogna il blues (1×06), Un mare di amici (7×25), Il sassofono di Lisa (9×03, che include la struggente Baker Street suonata da Lisa, qui), Lisa goes Gaga (23×22, consigliata in inglese per l’ottima interpretazione della doppiatrice Yeardley Smith).
I Simpson e la filosofia (Edizioni ISBN) è una raccolta di brevi saggi nei quali diversi autori analizzano personaggi e temi del noto serial televisivo grazie al contributo di numerosi filosofi.

Countdown: -5.