Archivio | gennaio, 2013

Ciao, come stai?

31 Gen

Piccola premessa. O meglio piccole premesse prima di iniziare. Innanzitutto mi sono accorto che una pagina pubblicata diventa vecchia nell’arco di due/tre giorni. Il che vuol dire che ci sarà una misera percentuale di persone che andrà a riscoprire quel vecchio contenuto. Inoltre, non ho un riquadro degli update dei vecchi articoli. Tutto ciò per informarvi che la Disney ha ufficialmente pubblicato sul proprio canale il cortometraggio Paperman, che dunque ho incorporato nel mio precedente articolo. Vi consiglio di farci un salto non tanto per il mio testo, quanto per il corto che è a dir poco affascinante e poetico e sono certo vi colpirà al cuore. L’altra premessa è che in questi giorni ho seriamente pensato a quale articolo proporvi. Ieri sera ho impiegato ben quattro ore per scriverne uno. Lunghissimo, l’ho corretto, riletto, ero pronto per pubblicarlo. Eppure no. Non l’ho fatto e al momento non lo farò. È un po’ troppo personale. In questi giorni sono un po’ sotto stress e arrabbiato. Indi per cui, ecco un post alternativo. Ecco di seguito la domanda più ovvia e banale che si pone in qualunque conversazione.

Ciao, come stai?
Disse il corvo.
È buona educazione domandare.
Così gli insegnò la mamma.

Si suol dire che domandare è lecito, rispondere è cortesia.
Ma questa domanda non è lecita e la risposta non è cortesia.
È cortesia stare ad ascoltare la risposta.
O fingere almeno di esserne interessati.

Così pensava il corvo.
In verità, non è cortesia neanche ascoltare.
È solo un’opzione.
Per il corvo la cortesia è domandare.

Chi se ne frega della risposta.
Il corvo ha un disperato bisogno di parlare.
Parlare di sé e della sua vita.
Ciò che succede a te non è importante.

Non lo riguarda, dunque non c’è interesse.
Il corvo guarda, ma è come se non guardasse.
Davanti può avere un corvo, un merlo, un gabbiano.
Tanto non gli tange.

Io non sono quel corvo. Io odio quel corvo.
Io ti chiedo come stai, perché mi interesso.
Io spero che tu mi chieda come stai, perché ti interessa.
Perché è così che costruisco un rapporto.

A volte mi hai dimostrato di interessarti, anche senza chiedere come stai.
Io lo apprezzo e ti ringrazio. Il come stai è superfluo e superato.
Un buongiorno, un ciao, un commento, uno squillo.
C’è modo e modo di dimostrare un attaccamento.

Ogni rapporto è costruito da due parti.
Quando questa chimica si instaura, allora il rapporto vale tutto.
Sono pochi quelli con cui lo puoi instaurare.
Ma sono quei pochi che valgono.

Quelli non sono corvi.
Sono tesori.
Sono la ragione del mio stare bene.
Sono quelli a cui rispondo.

Ciao, come stai?

©aMe
Andrea Magliano

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Partenze e addii

28 Gen

Sai, è strano. C’è un gran vociare intorno a noi.
Provo a tenere stretta la tua mano, mentre la folla cerca di separarci.
Però non ci riesco. Perdo la presa.
Perdo te.

È strano, sei stata importante.
Ma adesso sento di essere solo un fantasma.
La mia faccia è soltanto una delle tante in mezzo a questa gente.
I tuoi capelli…

… mentre corri verso il tuo treno.
Non ti accorgi di me. Non vuoi voltarti.
Resto lì impassibile, immobile. Sono vittima per l’ennesima volta del tuo volere.
Ti ho lasciata fare, hai fatto la tua mossa. E io ho perso di nuovo.

Mi spiace. Ti vedo andare via.
Capisco quanto poco ti sia interessato.
Mi rendo conto che tu sei sempre stata via.

Sali l’ultimo scalino.
E finalmente ti volti.
Hai le lacrime al volto.
Il treno sta per partire.

Vorrei che il tempo si fermasse.
Che tutti intorno a noi svanissero.
Vorrei che l’intero mondo si sgretolasse.
Che i marciapiedi saltassero.

Non ho paura di essere ferito dai detriti.
Non è un graffio sulla pelle a spaventarmi.
Sento soltanto i nostri cuori battere.

E improvvisamente l’orologio riprende il suo ticchettio.
Il treno incomincia la sua corsa.
E tu sei sempre più distante.
Il brusio si amplifica.

Ti rendi conto di ciò che hai perso solo quando vedi andarlo via.
Ti renderai conto di ciò che hai perso quando mi vedrai andare via.
Ormai è troppo tardi.

Eppure ti vorrò sempre bene.

©aMe
Andrea Magliano

Andrea sul letto

25 Gen

Come nelle migliori tradizioni cinematografiche, ormai quando si progetta un film si pensa subito alla trilogia. In realtà qui è avvenuto tutto per caso. Quando scrissi Andrea allo specchio,non pensavo al perché. Avevo in testa un’immagine e un po’ di pensieri che dovevo fare uscire. Il blog è un po’ la mia ora di meditazione, la mia ora d’aria. Poi è arrivato il turno de La doccia, trasformatosi in Andrea sotto la doccia. Manie di protagonismo assoluto a parte, bisogna creare un filo conduttore. E con questo chiudere il trittico di Andrea. E chiudere con il gran finale. La domanda che mi pongo spesso è perché scrivere di me in una piazza pubblica. Aiuta. Perché parlare a volte fa chiarezza. Quando si è totalmente avvolti da immagini sparse, non sempre si riesce a metterle tutte al loro posto. O a capire il senso di alcuni gesti. Scrivendoli, rileggendo e rileggendo, si ha modo di cogliere alcune verità a cui non prestiamo mai attenzione. O che abbiamo sempre e volutamente snobbato per paura di affrontarle.

Dovrebbero inventare dei robot che trascrivano in tempo reale i tuoi pensieri.
Ultimamente fisso spesso il soffitto della stanza mentre, braccia incrociate dietro la testa, resto sdraiato sul letto.
Avere una buona musica nelle orecchie, la colonna sonora di Cloud Atlas, aiuta.
Ma non avere niente per appuntare i tuoi pensieri, beh, questo non aiuta.
Per questo giro sempre con un quaderno e una penna.

Non amo stare fermo. La gente può credere che io sia un tipo taciturno e noioso.
La verità è che sono un tipo molto logorroico, che se si apre dà tutto se stesso.
E ultimamente non mi tiro indietro. Mai. Anzi sono io a premere l’acceleratore.
Forse sto affrontando la vera ribellione. Quella che non ho mai realmente completato.
Forse c’è un mio lato che era in letargo che ora si è risvegliato. E ci sono un po’ di discussioni in condominio.

Da qualche sera però resto sdraiato sul letto e fisso il vuoto. Ma nei miei occhi si proiettano immagini di quanto è.
Ho un fastidio nel centro esatto dell’addome. Non credo sia un Alien che sta crescendo.
Potrebbe darsi un po’ di mal di gola e sintomi influenzali. Ma secondo me non è sufficiente per spiegare.
Inizio ad avere paura della risposta. Ma anche in quel caso non ne sono sicuro.
Insomma l’Alien è molto più probabile.

Nel senso, vi spiego. Non è una mera ribellione. Non che ne sia immune, ma la escludo tranquillamente.
Del resto ciò che sto facendo è ciò che sono sempre stato. Sono sempre stato così. Dico di no mille volte.
Poi improvvisamente dico sì. Quando meno se lo aspettano faccio ciò che ho sempre voluto fare.
E la gente non coglie e non capisce. Probabilmente è solo un po’ di tensione accumulata.
Sapete, come se in questo momento io contassi meno di zero. Come se fossi sempre in balia del volere degli altri. Che fastidio.

So che sto pompando tanto sul viaggio in Sicilia. Sia qui sia  su facebook.
Ma è un viaggio speciale per tanti motivi. È un passo verso la mia autonomia. Tra le altre cose.
Oggi mio padre mi ha comprato una macchina. Ho la patente, ma per tante coincidenze non ho mai guidato.
La macchina è del 1997. La ritiriamo venerdì. Serve per fare pratica. È un ulteriore passo per la mia autonomia.
Sono sempre schizzinoso, ma il mio sogno è viaggiare in macchina. All’avventura.

Il nostro destino è nelle nostre mani. Possibile che vedo il traguardo – perché nonostante gli alti e bassi, sempre quello è –
ma non capisco la strada che devo compiere? Ogni percorso sembra che mi porti a fare un passo in avanti e uno indietro.
Credo che sarò io a danneggiarmi. Niente da fare. Mi amo e mi odio troppo. Io sono la mia principale paura.
Eppure tutti gli errori e le scelte giuste che ho fatto sono stati utili. E se tornassi indietro rifarei tutto.
Perché non bisogna mai avere rimpianti. Ed eppure di rimpianti ne ho tanti.

Sono un maschio alfa che di alfa ha ben poco. Non ho bisogno di essere lì a dimostrarlo ogni secondo.
So di esserlo. Questo è ciò che conta. Sono capace di dimostrarlo all’occorrenza.
Non mi riempo di parole come tanti altri. Che basta una lieve brezza per scuoterli e farli cadere.
Non possono essere stati mesi totalmente negativi quelli trascorsi. Voglio dire.
Alla fine mi sono successe tante cose positive che fino al giorno prima non pensavo fossero possibili.

Dal nulla ho conosciuto persone di tutta Italia. Con molta attenzione alle isole.
Ho conosciuto artisti di ogni tipo. Registi, ballerini, fotografi, cantanti, scrittori.
Piercing, viaggi, macchine, blog. Insomma la vecchia monotonia è passata.
Con qualcosa di imprevisto. O forse con una nuova monotonia.
Staremo a vedere.

E allora che cosa è questo strano fastidio che sento sotto il petto?
È qualcosa che ho negato con giusta ragione o per paura di vedere la realtà?
È bello sognare. Perché ai sogni non c’è mai limite. E perché, come disse il grande Disney, se lo puoi sognare lo puoi fare.
Ma quando il sogno svanisce e le tue aspettative si dissolvono iniziano i dolori.
Sapete? Chi se ne frega. Io voglio sognare e bearmi nel sogno. Perché la mia qualità più bella è essere un sognatore.

Penso ogni giorno a cosa fare di questo blog.
Ci sono tanti momenti della giornata in cui voglio chiuderlo.
Scrivo e non mi piace ciò che scrivo. Penso e non mi piace ciò che penso.
E se fossero farfalle?
Il blog è vivo, ma ogni tanto voglio staccargli la spina.

C’è tanto ancora da vedere e sperimentare. Prima di giungere alle soluzioni.
Vorrei che questo fastidio scomparisse. O che mi fosse chiara la causa.
Ma credetemi non lo dico con sofferenza in questo momento. Sono sul letto con un’espressione sorridente.
La musica che ascolto è molto bella. Perché bello è il ricordo del film.
E il messaggio che tutti i nostri incontri, tutte le coincidenze, tutti i déjà vu, non sono casuali.

Sapete cosa vi dico?
Mi sa che vado a letto.
Qualunque sia il motivo di quel fastidio avrò tempo di capirlo.
Beato il sogno e il suo amante.
Buona notte

©aMe
Andrea Magliano

Un altro riconoscimento

24 Gen

Oggi è stata una giornata molto strana e particolare. Una giornata iniziata sotto la pioggia, proseguita sotto la pioggia e terminata sotto la pioggia. Ma non un bel temporale liberatorio, ma una pioggerellina sottile e fastidiosa. Direi inutile. E le temperature che si sono abbassate di botto nuovamente. E con Andrea che a due settimane dalla partenza si becca anche il mal di gola e un terribile mal di testa. Ma se per il primo la colpa è imputabile alle escursioni termiche piuttosto ballerine, il secondo non ne sono proprio sicuro. Insomma un bel porca paletta ci sta.

P.s. pubblicherò l’articolo all’indomani di oggi. Per cui chissà che giornata sarà domani rispetto a ieri!

La giornata però giunge al termine ricevendo da parte della grande Valivi, una blogger di grande talento, un profondo regalo. Mi assegna il premio Liebster, un premio che viene dato a 11 altri blogger tra quelli preferiti. Non posso allora che esprimere un riconosciuto ringraziamento a Valivi e vi ricordo nuovamente di visitare il suo blog Acqua e limone. Resterete piacevolmente sorpresi! Grazie mille!

Liebster Blog Award

Spieghiamo in breve le regole del premio Liebster. Sono molto semplici e si rivolgono a chi è proprietario di un blog.

  1. Elencare 11 cose che mi riguardano.
  2. Rispondere alle 11 domande a me rivolte da chi ti ha nominato. Ovvero Valivi.
  3. Scrivere 11 domande per le persone che nominerò a mia volta.
  4. Invitare a mia volta altre 11 persone, di cui apprezzo il blog.

Faccio soltanto una piccola premessa. Questi premi fanno crescere la tua autostima. Inutile, è pur sempre un riconoscimento e un regalo. E i regali fanno sempre piacere. Non tutti i blogger sono interessati a questi premi. A me fa piacere con la scusa di una nomination, di un gioco, poter inserire i link ad altrettanti blogger che apprezzo e che voglio condividere con i miei contatti. Questo è insomma un mio modo per ringraziare voi altri scrittori per i vostri articoli, i vostri pensieri, la vostra cultura e il vostro sapere.

Partiamo allora dal primo punto. Le 11 cose che mi riguardano. Beh che dire.

  1. Sono nato e cresciuto a Genova. È sia un bene, sia un male.
  2. Voglio emigrare. Trovare un posto da chiamare casa e mi è sempre piaciuta New York.
  3. Adoro gli animali. Ho posseduto in 23 anni, nell’ordine pesci, canarini, criceti, gatti in casa e giù in strada. In numero variabile.
  4. Ho paure delle muffe e delle persone.
  5. In questo momento non so se sono felice.
  6. Sono spaventato, ma le paure vanno affrontate e prima o poi le affronto tutte quante.
  7. Non so andare in bici. Mai voluto imparare. Ma lo farò prima o poi. E non è l’unica cosa che non so fare.
  8. Posseggo più di 300 tra DVD e Blue-ray originali, in edizioni standard, speciali, tirature limitate.
  9. Ho tutta la discografia di Madonna rigorosamente su CD.
  10. Non mi piace essere marchiato dalle mode. Le mie mode me le costruisco io.
  11. La prima cosa che guardo in una persona sono i capelli.

Ora veniamo al secondo punto. Rispondere alle domande di Valivi.

  1. Qual’è l’origine del titolo del tuo blog? Il primo blog si chiamava Andrea’s illusion. Traducetelo come volete. Con questo secondo, ho fatto un passo avanti, è un blog pubblico e aperto agli sconosciuti. Non metto in mostra Andrea, ma la mia azienda e il mio mondo, la aMe, che ancora non esiste, ma spero un giorno di crearla/o. Ma la sostanza non cambia. Mi piacciono le illusioni.
  2. Il nomignolo più buffo che tu abbia mai ricevuto? Mi mandi in difficoltà. Mi viene in mente MGL_102.5!
  3. Ti piace la banana? Non volendo essere maliziosi, ti dirò che la frutta la mangio, non spesso però!
  4. Anche quella americana? Come sopra, mai assaggiata una banana split. Ma è nelle cose da fare!
  5. Bevi il caffè dopo mangiato? Dipende. Talvolta sì, talvolta no. Il primo caffè della giornata mi provoca un gran sonno. Il secondo mi tiene sveglio per ore.
  6. Scarpe da ginnastica o eleganti? Eleganti, purché sportive!
  7. Dove sei andato in vacanza l’anno scorso? Considero vacanza anche il concerto di Madonna di Milano. Poi ho visitato anche Firenze. Prossimo passo, Palermo!
  8. Qual è il tuo colore preferito?  Variabile a seconda dell’umore. Qualunque colore che ben si adatta al mio stato d’animo.
  9. Vorresti provare l’ebbrezza del paracadute? Onestamente? Sì. Mi spaventa terribilmente e non so se ne sarei capace.
  10. Accetteresti un appuntamento al buio? Su questa domanda non rispondo, I’m sorry. Meglio mantenere un alone di mistero!
  11. Confessa: cosa ti spaventa di più? Le persone e il ritrovarmi da solo. Sapere che se me ne andassi, potrebbe non esserci nessuno a rimpiangermi e dunque aver reso del tutto priva di significato la mia vita. Volevi la risposta onesta? Ebbene sì, sono così complessato.

E proseguiamo con il terzo punto. Quali domande fare a voi blogger. Sono dettate dalla sincerità di volere sapere con chi si parla alle volte. Chi si nasconde dietro l’avatar, consapevole del fatto che una persona non si finisce mai di scoprirla.

  1. Qual è il tuo vero nome? E di dove sei? (lo so sono due domande, ma fingi che sia una sola, poffarbacco!)
  2. Perché hai aperto un blog?
  3. Se potessi usare un solo aggettivo per descriverti, quale utilizzeresti?
  4. Quanto tempo impieghi per scrivere un articolo?
  5. Nella prossima vita ti reincarnerai in un animale, quale sarai?
  6. Credi in Dio?
  7. Il posto che più ti piacerebbe visitare?
  8. Il tuo pregio più grande?
  9. Il tuo difetto più grande?
  10. Che cosa rappresenta per te scrivere?
  11. La pazzia più grande che hai mai compiuto?

E terminiamo dunque con le nomination. Sono in ordine sparso. Non ci sono tutti i blog, non me ne vogliano gli esclusi. Purtroppo se ne potevano scegliere solo 11 speciali e questo è il mio modo per dirvi grazie. Un grande grazie anche a tutti gli altri.

  1. Maga
  2. Sally
  3. Trame di pensieri
  4. Marco101984
  5. Olly
  6. sguardiepercorsi
  7. passoinindia
  8. Manuel Chiacchiararelli
  9. arcadiamix
  10. delicatepoppy
  11. Nicola Losito

Insomma, alla prossima. Buon viaggio a tutti quanti!

Andrea

Andrea sotto la doccia

23 Gen

Uno dei momenti più importanti della giornata è la doccia. È talmente importante che richiede dai trenta minuti a un’ora al giorno. Naturalmente non tutti sotto l’acqua. A quest’ora altrimenti avrei le branchie e la pelle totalmente squamosa. Ma almeno dieci, quindici minuti li trascorro lì dentro. Il resto è preparazione, metodo. A ogni doccia devo avere della musica in sottofondo. Ogni volta la musica deve essere ben scelta e ben orchestrata. Non accetto tracce casuali, né tutte le canzoni della mia playlist. Anche se trovandosi nel mio lettore, dovrebbero farmi piacere. Ogni doccia è un evento a sé. E come tale va appositamente musicato.

L’importanza di questo momento non è legato a un mero discorso di pulizia o di estetica. Seppure è uno dei principali motivi. Potete vedermi con la barba sfatta e con i capelli in disordine, ma mai uscirò di casa senza farmi la doccia. Persino per buttare i sacchetti della spazzatura passo prima dal bagno. Lo so è una mia follia. Ma è una cosa a cui ci tengo.

Adoro la doccia in sé perché è un momento privato, intimo. Ci sono solo io, privo di indumenti e di qualsivoglia maschera. Sono nudo come mamma mi ha fatto, avvolto da un abbraccio d’acqua, uno degli elementi più importanti. Sì lo so, non sono un bello spettacolo nudo. Per evitare nausee, giramenti di testa, svenimenti improvvisi, a meno che non siate incinta, immaginatemi comunque con un bollino nero a coprire le vergogna, piuttosto che con un sacco di iuta addosso. Se non siete già svenuti, spero possiate proseguire nella lettura. Altrimenti, se siete già stati ricoverati, beh è troppo tardi per chiedervi scusa e fornirvi il contatto del mio avvocato.

Dicevo, sono completamente privo di qualsiasi voglia barriera. Sono soltanto Andrea. Oramai ho imparato a coordinare ogni movimento sotto la doccia e tendo a chiudere gli occhi. Sempre. Non soltanto per colpa dello shampoo che brucia terribilmente. Mentre sono lì sotto, lascio che il mio cervello liberi ogni pensiero, bello o brutto. In particolare quelli brutti. Lasciare che ogni tanto qualche lacrima scorra via.

Le lacrime si mescolano con l’acqua, si mimetizzano e non si lasciano vedere. Per me è importante un pianto, perché è un modo per far fuoriuscire tanto il brutto quanto il bello. Posso piangere dal ridere o piangere per un dispiacere. Ma è una liberazione. Vuol dire scaricarsi di un peso. E sentirsi più leggero. La doccia mi serve per rimettere insieme i pezzi del puzzle o semplicemente per fare un po’ di ordine mentale. È la mia pausa riflessiva. Probabilmente inizierò a fare presto yoga. Maledetta crisi spirituale!

L’acqua è un po’ una sorta di purificazione. Una sorta di nuovo battesimo. Il senso del pulito è più trascendentale. Mi sento pulito dentro, più che fuori. E ogni tanto ci vuole questa rinascita. Per questo motivo ogni doccia deve avere la giusta colonna sonora. Se sono triste, voglio canzoni che siano un pochino triste. Se penso a una cotta non corrisposta o giunta al termine, ascolto canzoni che parlano di rapporti fallati. Se penso a una festa, la musica deve essere relativamente tamarra e gioiosa. Se penso a un film, necessito della sua colonna sonora.

L’altra sera ero triste. Stressato dall’agenda. Stanco da una trasferta. In ritardo per via di un treno in ritardo e di una coincidenza mancata con l’autobus. Pensieroso per un messaggio inviato. Vergognoso per il contenuto del messaggio inviato. Rattristato per aver mostrato, nuovamente, un lato di me che non mi piace e che cerco di celare. Un mio lato spaventato, ansioso, causato da vecchie storie passate. Non forte. Provavo vergogna. Sono estremamente critico verso gli altri perché sono ipercritico nei miei confronti.

La prima cosa che ho fatto tornando a casa è stata una doccia. E in parte ha funzionato. Togliermi quel peso di dosso, quello stress e quella tensione. Il mio battesimo quotidiano. Lo so, sembro sciocco. Ma ciascuno di noi ha i suoi rituali. Qualcuno legge un libro. Un altro va a correre. Uno preferisce fare yoga. Un altro canta. Chi invece balla. E chi fa i pesi. Io faccio la doccia.

Lì ci sono io. Solo e soltanto io. E l’acqua.

@aMe
Andrea Magliano